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A margine / Tragedia di Blenio, nessuno osi scaricare le responsabilità

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Spiacevoli, ed anzi sgradevolissime, alcune insinuazioni che giungono da ambienti della stampa italiana – sul confine, ma anche più lontano – a margine della tragedia consumatasi domenica sotto la Capanna Scaletta al Pian Geirétt in Valle di Blenio, Comune di Blenio, frazione Ghirone, dove il 14enne Karim Larbi Damir da Bisuschio (Varese) è morto sul colpo in séguito a caduta lungo un dirupo per circa 100 metri e due coetanei – uno membro dello stesso gruppo, l’altro estraneo a tale comitiva ma lanciatosi in soccorso – hanno riportato gravissime lesioni. Riepiloghiamo: insieme con circa 20 altri ragazzi, tra cui uno di quelli ora in ospedale a Lugano, Karim Damir Larbi stava partecipando ad un’escursione organizzata dai responsabili della Virtus Bisuschio, società polisportiva operante tra calcio, basket e pallavolo, in quanto suo tesserato nelle giovanili del calcio; una volta usciti dalla Capanna Scaletta, dove si erano fermati per la merenda, alcuni componenti il gruppo si sono indirizzati lungo il sentiero già utilizzato in fase di ascesa mentre altri hanno imboccato una sorta di scorciatoia. Il tempo di qualche passo, lungo tale scorciatoia, e la tragedia.

Ebbene: in alcune ricostruzioni giornalistiche, sotto traccia e diciamo sotto traccia solo per limitarci nella valutazione di quanto letto qua e là, viene affermato che né all’inizio di tale percorso né in altri suoi punti erano presenti cartelli o segnali in qualche modo concepiti quale raccomandazione alla prudenza, o come indicazione dell’elevato grado di pericolosità del percorso in questione. Di più, viene evidenziata l’assenza di ostacoli – nastri, transenne, barriere, quel che fosse – a presidio del punto di accesso alla scorciatoia. Il che è vero, ma attenzione: quello non è un sentiero, quella non è una via “riconosciuta” (per dire, non compare nemmeno su quello che è il “Baedeker” del territorio); quello, con molta maggior semplicità, è un qualcosa che si è formato per uso intuitivo da parte di alcuni. Niente cartelli, dunque, perché non esiste un’esigenza di avvertire il pubblico (nel quale sono presenti camminatori, viandanti, rocciatori, più esperti, meno esperti, per nulla esperti) laddove non sussiste la via; e niente transenne, allo stesso modo, laddove non è da delimitarsi l’inesistente. Proviamo a traslare la situazione in altro contesto: chi sia sceso qualche volta a piedi dal Passo del San Bernardino verso Hinterrhein frazione di Rheinwald avrà avvertito la tentazione di “tagliare” almeno uno dei 26 tornanti attraverso brevi escursioni sui prati e poi con saltello giù dai muri a secco; ciò non toglie che tale “soluzione” sia affatto estranea sia alla logica – che è data da sentieri segnati e sui quali è maturata una significativa esperienza – sia alle norme di ordinaria sicurezza. Perché a questo, a questo principalmente, è ispirato il passo di chi vada per monti: il “focus” è sul cammino che si intraprende, libertà piena di godere del paesaggio, lodevole l’allegria tra compagni di viaggio, ma sempre con un occhio nella direzione in cui ci si muove e con l’altro sia ai possibili pericoli sia alle persone più prossime, scopo primario l’evitare ogni imprudenza. Il resto, ecco, il resto rientra nel capitolo delle responsabilità.

Le responsabilità, certo. Responsabilità che potranno emergere (forse) da una ricostruzione puntuale e precisa e non contraddittoria circa i minuti che hanno preceduto il dramma; da qui gli accertamenti su ogni testimonianza da parte dei partecipanti all’escursione, su ogni parola di chi abbia visto, su ogni riflessione di chi lì si trovasse ed anche sull’esatta posizione di ciascuno tra i ragazzi e di ciascuno tra i loro accompagnatori. Per solo rispetto del dolore della famiglia Damir (padre e madre giunti dal Marocco, da circa 30 anni a Bisuschio, inseritissimi nella comunità) non avanziamo quel tipo di ipotesi che ciascuno è capace di formarsi da sé, e nel frattempo auspichiamo rapidità e certezza cristallina delle risposte nell’indagine, Ma nessuno provi ad adombrare i fatti o, peggio, a ribaltare la realtà: che, al nudo e all’osso, è descritta dall’essersi quella comitiva divisa in due tronconi, l’uno tornato sul sentiero conosciuto e già praticato e l’altro andato invece a muoversi su un tracciato inesistente e che qualunque persona del luogo avrebbe sconsigliato di provare a praticare.

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