Home CRONACA A margine / “Swisscom tv”, le scuse di maniera non bastano

A margine / “Swisscom tv”, le scuse di maniera non bastano

Presi in castagna dal “Giornale del Ticino” (https://ilgiornaledelticino.ch/filo-di-nota-swisscom-tv-la-vergogna-del-primo-agosto-italiano) grazie a fonte qualificata ed opportunamente delatrice, alla “Swisscom tv” hanno scelto di mandare avanti qualcun altro, e cioè la Rsi, per abborracciare le solite e peraltro prefigurate scuse di maniera quale strumento di riparazione all’indecente pubblicazione della bandiera italiana, a fianco del lancio sulla celebrazione del Primo agosto festa nazionale svizzera, sulla guida elettronica di servizio (insomma, il pannello su cui gli utenti della “Swisscom tv” trovano palinsesti ed orari di trasmissione). La questione viene in effetti liquidata con 20 parole – più articoli e preposizioni – quale riassunto del fatto, modalità “Nascondi la polvere sotto il tappeto”, più la frase “L’errore è stato di “Swisscom tv”, che si scusa con Rsi e (con) i suoi utenti”, ed amen. Un mezzo capolavoro diviso su due piatti: alla “Swisscom tv” considerano evasa la questione affidando a terzi il compito di far da scudo, alla Rsi si sfilano da qualunque grado di responsabilità e addirittura tentano di accreditarsi come parte lesa ed offesa ma disposta a perdonare sull’immediato, nel segno del vieto “Tout passé tout cassé”.

Risposta: manco per nulla. Primo, e lo si era richiesto a titolo almeno vagamente risarcitorio: chi combina un guaio mette la faccia, aggiunge nome e cognome in calce alla presa di posizione, chiarisce quel che è accaduto guardandosi bene dal minimizzare, illustra – se ci riesce, e non vi era in questo caso un motivo alcuno per non riuscire ad illustrare – le dinamiche, spiega quale filiera segua un pacchetto di informazioni, infine si scusa senza strizzatine d’occhio ed indica papale papale che la persona responsabile di tale sciagura è stata allontanata, non diciamo “licenziata” perché non si augura a nessuno la perdita del lavoro ma almeno si pretende che costei sia messa nella condizione di non più nuocere, e dunque sia stata trasferita ad altro incarico (in necessario demansionamento, perché è palese l’assenza di professionalità a questo livello (e già si sta parlando del dover curare l’accoppiamento testo-immagine in una schermata, roba appena sopra il livello dell’utilizzo del pollice opponibile, non di operare pazienti a cuore aperto in un ospedale da campo sul fronte e sotto pioggia di proiettili nemici). Secondo: “Swisscom tv” distribuisce un “tot” di segnali televisivi, nella filiera c’è per forza di cose un esecutore, e se esiste un esecutore esisterà anche un suo controllore; parimenti da rimuoversi, dandosi di ciò pubblica notizia. Terzo: si suppone che, così come avveniva in tempi catodici, alla Rsi postcatodica qualcuno sia deputato al controllo di ciò che viene mandato in onda, sia “in proprio” (quel che esce da Comano) sia da parte di terzi (il prodotto “Swisscom tv” con la sua confezione, in questo caso la suesposta Epg ovvero “Electronic program guide”; non è infatti che la facoltà di spendita del marchio o dell’identità di Tizio da parte di Caio esima Tizio dal sincerarsi circa l’uso che Caio fa del nome di Tizio; ma avete letto, in quelle righe, un’assunzione di responsabilità da parte dei vertici Rsi, o almeno l’espressione di vivo rammarico con l’annuncio dell’adozione di provvedimenti? No, anche se pare che a Maurizio Canetta direttore generale – e responsabile dell’immagine aziendale – la cosa sia andata di traverso persin più dell’aver dovuto prendere atto d’un altro giro a “zero tituli” per la sua amata Inter.

Perché la questione, signori, è un’altra: l’accoppiamento immagine-testo sarà anche frutto di un algoritmo nella ricerca, operatore invia richiesta al sistema e sistema manda foto sbagliata; ma all’operatore è chiesto di effettuare un controllo su ciò che la macchina, stupida per sua natura, sia in grado di fornire o abbia già fornito. L’elemento umano, dunque, dovrebbe ancora valere un grammo in più rispetto all’elemento tecnico; nessun soggetto bipede almeno vagamente senziente e con sia pure marginali competenze culturali, nell’assenza di supporto tecnologico, avrebbe mai associato il “Salmo svizzero” alla bandiera italiana; nessun soggetto bipede et cetera come sopra, nella presenza di supporto tecnologico, si sarebbe dovuto permettere un atto di superficialità quale l’emissione di tale incongruenza; nessun soggetto bipede tantum ergo sacramentum, alle condizioni date ed a danno fatto, avrebbe dovuto lasciar passare la cosa sotto silenzio. Davvero nessuno, tra dirigenti e tecnici e giornalisti e magazzinieri e collaboratori esterni Rsi, si accorse del problema in essere, e davvero nessuno si sentì in dovere di fare una telefonata per dire di togliere di mezzo quell’abominio? Strano; o magari si sta scoprendo in questo momento che l’“Electronic program guide” non serve (se non lo guardano né gli interni alla “Swisscom tv” né gli interni alla Rsi, esso potrebbe anche risultare privo di utilità), e pertanto non si vede un motivo per pagare questa porzione di servizio. Ma pensiamola in altro modo, e poniamoci una domanda: se tutto è deputato ad una macchina, che cosa possiamo aspettarci in un’altra occasione? Se l’immagine è andata in linea (e ci è rimasta per ore ed ore ed ore ed ore, in pratica sino ad avvenuta pubblicazione del nostro articolo) per un errore tecnico dovuto all’algoritmo, per di più con l’associazione che più di tutte avrebbe potuto irritare l’utente pagante in Svizzera, e se la filiera è dunque attiva o attivata senza sistema di controllo da parte dell’uomo, un giorno o l’altro potremmo trovarci lì una foto da piena pornografia perché nella finca sulla sinistra sta scritto “Leche”, per intendere “latte”, ed il sistema “pensa” invece che si tratti dell’imperativo presente, seconda persona singolare, di un verbo che in spagnolo è invece “lamer”. Poi parleremo del come scusarsi, d’accordo?