Home NEWS IN HOME A margine / “Tour de Suisse” in Ticino, si faccia tesoro della...

A margine / “Tour de Suisse” in Ticino, si faccia tesoro della festa di popolo

4
0

Del risultato saprete: si è imposto il francese Romain Grégoire in volata su altri tre (lo spagnolo Marcel Camprubi, l’olandese Bart Lemmen e l’italiano Filippo Zana) e resistendo nel finale alla veemente risalita dello sloveno Tadej Pogacar che già ieri, al primo dei cinque circuiti in cui si sviluppa l’edizione 2026 della corsa, aveva preso il comando della classifica ipotecando il successo finale. A ben più contare, nell’odierna tappa del “Tour de Suisse” di ciclismo con partenza ed arrivo a Locarno su percorso complessivo da 157.7 chilometri per quanto riguarda gli uomini e transiti sino a Lugano via Ceneri, indi a Bellinzona ed a Biasca con ritorno, è stata l’approvazione spontanea ed incondizionata raccolta nel e tra il pubblico: un’adesione non dettata da automatismi e non seconda, per spirito e per impegno, a quella che era stata percepita durante la tappa ticinese del recente “Giro d’Italia”. Ma con un valore aggiunto in più: il “Tour de Suisse”, ad un tempo quarto per importanza tra le grandi corse dopo “Tour de France”, “Vuelta” e “Giro d’Italia” appunto, si è dimostrato ancora capace di stimolare un senso di appartenenza che va oltre la nazionalità del vincitore ed oltre la presenza di questo o di quell’agonista di primo piano (certo, un Tadej Pogacar fa stampa e figura da sé, al momento).

In parole semplici: alla gente piace questo ciclismo anche se svilito nella forma e nella sostanza, ridotto com’è infatti il “Tour de Suisse” a date poche e senza più continuità di tracciato (ieri da Sondrio a Sondrio lungo la Valtellina, la cui ultima “dimensione” elvetica risale al 1797; domani da Bad Ragaz a Bad Ragaz; sabato da Aarburg ad Aarburg; domenica da Villars-sur-Ollon a Villars-sur-Ollon). Nel calendario internazionale è difficile l’inserirsi in modo più congruo? Non lo si crede. Ergo, chi di dovere prenda in considerazione l’esigenza di una rivitalizzazione dell’evento; guai a sprecare un capitale umano, quello della partecipazione, quello del consenso.