Quarto nel suo campionato di massima serie, 51 punti con “record” sostanzialmente equilibrato (13 vinte, 12 pareggiate ed 11 perse) e piazzamento strappato in volata (sullo stesso gradino il Gjilani Gjlian, un punto sotto il Drenica Skënderaj, a due lunghezze Prishtina Pristina e Llapi Podujevë), scarto pari a 17 punti rispetto al Drita Gjilan riconfermatosi campione; ma anche vincitore della Coppa nazionale, il che significa buon trofeo in bacheca e buona visibilità negli albi d’oro. Chiamasi Dukagjini, squadra con sede a Klinë che è poi l’antica Chinna illirica secondo quanto documentò Claudio Tolomeo nella “Geographikè Hyphégesis” , il primo ed auspicabilmente non ultimo avversario del Lugano pedatorio nell’edizione 2026-2027 della ConferenceLeague, terzo livello delle competizioni interénazionali europee; Kosovo, dunque, nell’orizzonte dei bianconeri che esordiranno – così oggi dalle urne di Nyon – giovedì 23 luglio con primi calci ufficiali “in proprio” nel catino della “NuovaCornaredo”, replicando in trasferta una settimana più tardi. In teoria, uno tra gli avversari più potabili nel lotto delle concorrenti al successo finale: è vero, la squadra si è migliorata nell’ultimo anno, guadagnando tre posizioni nella graduatoria del suo Paese, ma si sta pur sempre parlando di gente che non viaggia fuori dai confini da tre stagioni a questa parte, ultima presenza in ConferenceLeague con un’eliminazione al secondo turno – lo stesso cui il Dukagjini Klinë ed il Lugano sono stati ammessi di diritto – ad opera del Fiume, cioè il Rijeka; la qualificazione era stata ottenuta a spese dell’Europa Gibilterra, non esattamente una versione calcistica dell’Attila flagello di Dio. Nel caso la questione sia risolta a proprio beneficio, il Lugano si ritroverà a disputare andata e ritorno del terzo turno fra giovedì 6 e giovedì 13 agosto (lunedì 20 luglio i sorteggi).
Tutto già sapendosi (bum) circa gli uomini di Mattia Croci-Torti, un minimo di indagine si impone a proposito della realtà avversaria, trattandosi di squadra il cui nome sarà magari stato incrociato da qualche scommettitore seriale, e la storia finisce lì. Beh: se non avete origini kosovare, vi sorprenderete nell’apprendere che Klinë in quanto municipalità fa 30’000 e passa abitanti, cioè poco meno della metà di quelli di Lugano ma con dispersione sul quadruplo del territorio (308 chilometri quadrati contro 76) ed in realtà varie migliaia sono gli “expat” non domiciliati ma che a Klinë sono afferenti; prevalentissimi coloro che si riconoscono in ascendenza albanese, i serbi risultano essere forse un centinaio e cioè un decimo rispetto agli… egiziani; da quelle parti, del resto, gli umori etnici sono stati caratterizzati da qualche asprezza, telefonare Micheline Calmy-Rey per info. Klinë come capoluogo, se teniamo conto dei residenti “tout court”, viaggia attorno alle 5’500 unità e cioè meno di una Biasca; il resto è dato da una congerie di unità in gran parte distinte e dunque caratterizzate da cesure significative nelle conurbazioni, piaccia pertanto l’elenco composto da Berkovo, Bica, Bobovac, Bokshiq, Budisalc, Gjurgjevikë i madh, Krusheva e Madhe, Krusheva e Vogel, Vidajë, Vlaški Drenovac, Valljak, Vrmnica, Golubovac, Gornji Petric, Grabanicë, Grabac, Gremnikë, Deic, Ujmirë, Dobri Dol, Dollc, Dellovë, Donji Petric, Drenofc, Drenovcic, Dresnik (se passate da Dresnik, non perdetevi le antichità romane, scoperte recenti ed affascinanti), Dugonjive, Dush, Duševic, Zabrde, Zajm, Zllakuqan, Gllarevë, Jagoda, Jellofc, Jashanicë, Kievë, Klinë, Klinafc, Kpuz, Krnjince, Leskovac, Llozicë, Mali Durdevik, Malo Kruševo, Mlecane, Naglavci, Plo?ice, Pogragjë, Përcev, Radulovac, Ranoc, Resnik, Rudice, Svrhe, Siqevë, Skorošnik, Stup, Cerovik, Crni Lug, Qabic, Qeskovë e Qupevë, thx Wiki per la collaborazione ma degli scavi di Dresnik eravamo già al corrente. Lo stadio è titolato alla data del 18 giugno (“18 Qershori”) e, a quanto risulta, offre circa 3’000 posti; terreno in erba naturale, e non sarebbe male; ma potrebb’anch’esser che la dirigenza, per esigenze legate ai criteri internazionali e per cavar fuori un po’ di cassa in più, opti di bel nuovo – l’aveva già fatto tre anni addietro – per l’utilizzo del “Fadil Vokrri” di Pristina, che contiene sino a 13’500 spettatori e che sta a distanza di 60 chilometri in direzione est.
Circa la società, fondazione risalente al 1958 e con intitolazione di qualche interesse storico, essendo stato il signor Lekë III Dukagjini un condottiero contemporaneo del più noto Giorgio Castriota Skanderbeg e che tirò fuori dai gangheri i capoccia dell’Impero ottomano; da quelle parti la memoria di Lekë è poco meno che venerata, trattandosi tra l’altro del codificatore del “kanun”, cioè delle antiche consuetudini. Fra le quali figurano regole per l’ospitalità (grazie: domandate ai locali, saranno felici di accompagnarvi per pochi soldi a scoprire le meravigliose Cascate di Mirusha nell’omonimo parco, 20 chilometri scarsi a sud di Klinë), ma anche per la vendetta (ops); okay, gente, saremo da voi solo per tirar calci ad un pallone, amici prima ed amici poi, inteso? In immagine, Lekë III Dukagjini._






















































































