In una qualsivoglia specifica situazione (l’ossimoro è solo apparente), al livello dei fondamentali della critica – e del giornalismo critico – si situano l’ascoltare, il prendere nota di quel che è stato detto e, soprattutto, il rilevare quel che non è stato detto; ed in questo senso giunge a fagiolo quanto emerso dalla conferenza-stampa tenuta poche ore addietro da Lars Weibel, ormai sulla soglia dell’intronizzazione – decorrenza ufficiale da mercoledì 1.o luglio, operatività via via crescente sin dalla vigilia della primavera – nel ruolo di direttore sportivo più effettivamente altro dalle parti dell’Hockey club Ambrì-Piotta. prima squadra militante all’attico dell’arte discatoria di Elvezia. Nel detto, ad esempio, il richiamo all’esigenza dell’esservi un “cuore biancoblù” in ciascuno dei giocatori, pretendendosi un’adesione – quasi cieca, quasi acritica, quasi fideistica – ai “valori” della società; espressione caruccia e che magari attira anche simpatie, perché i cosiddetti “valori” sarebbero anche da indicarsi, da enunciarsi e da spiegarsi; parliamo di etica, parliamo di morale, parliamo di senso di appartenenza, parliamo di che? E questo è il punto primo: essendo indefinito (anzi, materia oscura nella migliore delle ipotesi, materia friabile in condizioni di medietà, materia impalpabile o financo inesistente se si vuol esercitare il diritto al dubbio) il concetto spacciato invece come definito e concordemente acquisito, il discorso semplicemente cade.
Fino a qui, e tuttavia, trattasi di argomento “rimediabile”: Lars Weibel è appena arrivato, è fresco dell’aver riesumato e risciacquato il suo italiano (che egli è tornato a parlare, ed in modo più che accettabile; di ciò gli si rende merito), di sicuro ci sarà modo di indurlo a dare contezza di quel che egli voglia far considerare come “valore”. Passiamo oltre, e prendiamo in esame il non-detto. Non-detto circa lo stato dell’arte finanziario; si obietterà che la cosa non compete al direttore sportivo, ma avantutto abbiamo già compreso l’essere Lars Weibel qualcosa di “oltre” – il che è anche giusto: per quale motivo egli avrebbe mollato un posto sicuro in Federazione, dove non risulta che qualcuno stesse per fargli le scarpe? – e pertanto persona largamente informata sui fatti e sui denari disponibili e sulle poste tagliabili dal bilancio, a volte con dolore ed a volte con piacere, perché i debiti della società sono sempre grevi, diciamo sugli otto-nove milioni di franchi al netto e poi gli interessi corrono; ben vi è dunque da comprendersi l’essere al momento irraggiungibile qualsiasi obiettivo di mercato interno sugli “standard”, via, propri di un elemento in stabile rotazione nei ruoli della Nazionale rossocrociata; emblematica la vicenda del possibile contratto con Michael Fora, difensore che sarebbe stato anche ottimo cavallo di ritorno e buon “testimonial” identitario, ipotesi di un pluriennale effettivamente impegnativo per uno dei due contraenti – cioè per quello che si mette nelle condizioni di dover pagare – e non si sa bene quale fosse il divario tra richiesta ed offerta, ma in casa biancoblù hanno scelto di declinare e non perché godessero di un’alternativa immediata, dalla pari qualità ed a prezzo significativamente inferiore. Insomma, discorso papale papale: il piatto piange e, a meno di magheggi nei trasferimenti dei diritti (ricordate la pratica legata a Maxim Noreau? Roba vecchia, sicuro; la si cita solo per dare l’idea) o nell’individuazione di due o tre fenomeni passaportati o assimilati o passaportabili e disposti a metter radici in Leventina, il salto di qualità non avrà luogo né oggi né domani, sempre con riferimento agli atleti di licenza svizzera; sincerità per sincerità, il “crack” in casa non c’è e, se per caso ci fosse, altri arriverebbero con strumenti idonei per soffiarlo alla pur ambiziosa dirigenza, et cetera; per contro, spunta la solita solfa (altrui, ma metabolizzata dal novello timoniere) secondo cui l’AmbrìPiotta dovrebbe agire come “club” formatore, e se poi spunta il talento non bisogna lamentarsi quando il talento vola verso altri nidi. Pronostici per il prossimo biennio: salvare la ghirba, niente voli pindarici, niente sogni.
Nel non-detto anche la questione stranieri: lo “Stiamo bene così, più peso grazie ai tre ingaggiati” (cioè gli attaccanti Petr Kodytek, Nate Schnarr e Roby Järventie) che si sommano ai tre rimasti (Tim Heed e Jesse Virtanen difensori, Michael Joly attaccante) è porta chiusa alle ipotesi di un ritorno di Alex Formenton, che forse fa più soldi nell’impresa di famiglia, per carità, ma nel mondo dell’hockey ha su di sé uno stigma pur essendo uscito assolto dal noto processo per questioni che con lo sport hanno a che vedere solo di sfuggita; tutto sembra tacere dalle parti di Barrie, Stato dell’Ontario, Canada, peraltro risultando sino all’altr’ieri poche, pochissime destinazioni agonistiche possibili; in campionati primari, forse solo l’AmbrìPiotta (a proposito, che è stato dei sussurri su un triennale a Davos? Mmhhh) o una Khl o tra Cechia e Slovacchia; chiaro, c’è sempre la possibilità di andare ad acclimatarsi in nazioni di seconda schiera, qualcuno lo fece e con sua soddisfazione, se non pecuniaria, almeno nelle statistiche. Dicono che ogni giocatore che sia stato in Nhl sogni il grande ritorno in Nhl: lo si augura di cuore, ma…
Un non-detto “a latere” riguarda i rapporti tra Lars Weibel ed Andreas Fischer, quest’ultimo da due anni sulla tolda quale amministratore delegato. Tante parole di elogio per Jussi Tapola allenatore, per i collaboratori, persino per gli agenti dei giocatori, ed un sibillino – citiamo da “Heshootshescoores.com” – “(…) ora vi posso dire che ho preso tante decisioni, la maggior parte da Zurigo e non da Ambrì”; menzioni in dedica ad Andreas Fischer, una e di straforo. Ipotesi numero uno: tra Lars Weibel ed Andreas Fischer c’è un accordo – esplicito o anche tacito – per citarsi vicendevolmente il meno possibile, un po’ come avviene per quei gruppi industriali nei quali non si riesce mai ad arrivare all’intervista con il capo vero. Ipotesi numero due: non la diciamo, sarebbe troppo sciocca e troppo grossa. Sarebbe: ma, a volte, l’essere scemi ed il pensare all’elefante porta a qualche verità. E non è detto che un Weibel sia sempre messaggero di notizie buone.






















































































