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Telecamere in luogo pubblico, da luglio una lacrima su… “LviSo”

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Sistemi invasivi, cioè con controllo a schermo in tempo reale, vietati; sistemi dissuasivi, cioè con ordinaria copertura a fini di eventuale accertamento di atti illeciti, consentiti. Sistemi da “approccio situazionale a breve termine”, che è circonlocuzione per rappresentare un’esigenza di intervento nell’immediato, sempre e solo in afferenza alle forze dell’ordine e sotto i vincoli della Legge sulla polizia; sistemi ordinari, invece, con “un certo grado di flessibilità e adattabilità in funzione dell’evoluzione delle contingenze di sicurezza e di ordine pubblico”, e cioè nelle modalità proprie dell’“approccio territoriale a lungo termine”. Su tali parametri e con tali criteri di base la definizione della nuova Legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica, in sigla “LviSo” e da ciò di sicuro scaturiranno infiniti “meme” sulle pagine sociali (ne anticipiamo uno: “Fatti riconoscere, mostrami LviSo”), di cui l’autorità pubblica cantonale annuncia stamane l’introduzione con decorrenza dal secondo semestre 2026 ovvero da mercoledì 1.o luglio; le norme, a rigore di quanto era stato approvato in Gran consiglio a metà circa del giugno dello scorso anno, sono funzionali alla copertura sul demanio pubblico e sui beni amministrativi per esigenze sia di sicurezza, sia di ordine pubblico, sia di gestione della logistica. A disposizione delle parti interessate, ossia dei soggetti cui la nuova legge si applica (ad esempio Cantone, Comuni, Patriziati e corporazioni di diritto pubblico delle Chiese riconosciute, ma anche enti ed istituzioni parastatali di Comuni e Cantone e privati investiti di compiti pertinenti al diritto pubblico) è propposto un modello di normativa – per riferimento valga il sito InterNet dell’Amministrazione cantonale – sotto egida dell’incaricato cantonale per la protezione dei dati.