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Zero vittime, due contagi. Ma in Ticino resta lo “stato di necessità” da Covid-19

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.35) Una cosa sono le cifre, un’altra sono le strategie, perché – come ci viene ripetuto ormai da quasi tre mesi – con il Covid-19 non si scherza. E dunque nessuno abbassa la guardia (nessuno a queste latitudini; avreste dovuto vedere qual era oggi la situazione a Lucerna, intercettate cinque mascherine in tutto nell’arco di 113 minuti di percorso pedestre tra centro e periferia, distanziamento sociale rispettato solo davanti a tre attività site al livello “meno uno” della stazione ferroviaria) nonostante giungano informazioni incoraggianti dai presidi ospedalieri, dove nelle ultime 24 ore sino all’alba di oggi sono risultati due soli nuovi contagi, dal che si giunge a 3’287 casi registrati in via ufficiale. Inoltre, nessun altro decesso, sicché le vittime in Ticino restano 344; consta a tutti gli effetti, in correzione del computo fornito ieri dai vertici dello Stato maggiore cantonale di condotta e dai responsabili dell’Ufficio del medico cantonale, un ricoverato in meno per intervenute dimissioni, essendo ora 53 gli ospiti degli ospedali; sempre quattro i pazienti in terapia intensiva ed intubati, 49 quelli che versano in reparto; 881 in tutto i dimessi dalle strutture sanitarie. Per quanto riguarda l’indagine di studio sierologico avviata sotto egida del medico cantonale, dall’odierna conferenza tenuta a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona è emerso che 940 persone (sulle 1’500 contattate via lettera ed a campione) hanno manifestato disponibilità, mentre un 13 per cento sul totale non ha ancora fornito risposte e gli altri sono da considerarsi contrari.

Significativa anche, nel contesto dell’attività di tracciamento dei contatti, la gestione degli “sospesi” in situazione di contagio o di quarantena: le verifiche sullo stato dell’arte sono quotidiane e puntuali, al momento rimangono 44 i soggetti potenzialmente venuti a contatto con il “Coronavirus” mentre 24 risultano le persone in isolamento perché contagiati; di principio la procedura ha carattere domiciliare, per quanti invece non dispongano di un’adeguata protezione a casa è stata organizzata una struttura nel Bellinzonese. Sicurezza a doppio filo, così come sicurezza s’impone ancora – ed oggi, in questo senso, il prolungamento dello “stato di necessità” sino a fine giugno – sulla da molti attesa riapertura dei confini con l’Italia: Roma pretende uno sblocco senza “se” e senza “ma” da mercoledì 3 giugno, Berna ha manifestato perplessità, Bellinzona si colloca nella scia delle decisioni che saranno assunte in sede di Consiglio federale, prima della prossima settimana non si avrà una definizione ma è notevole e palpabile l’irritazione fra i rappresentanti degli enti chiamati in causa su territorio elvetico. Quanto al versante interno, detto in sintesi delle quasi 150 sanzioni amministrative inflitte a titolari o gerenti di attività commerciali e di esercizi pubblici, buone notizie per i fedeli: a giovedì 28 maggio, in linea di massima e sempre qualora sia garantito il rispetto delle norme anti-contatto fra singoli e singoli e tra gruppi e gruppi, sarà anticipato il ritorno alle celebrazioni liturgiche in presenza di popolo.

In lettura su spettro nazionale, valendo sempre le informazioni raccolte dai compilatori del portale www.corona-data.ch, sono infine 1’893 i morti e 30’610 i contagiati, con incremento nell’ordine dello 0.1 per cento in 24 ore (22 Cantoni rilevati su 26, mancano le rilevazioni da Zugo, Grigioni, Ginevra e Vaud). Il computo è sempre da riferirsi all’aggregazione di valori acquisiti dai singoli Cantoni.