Home CRONACA «O paghi o parlo con tua moglie»: arrestato ricattatore a luci rosse

«O paghi o parlo con tua moglie»: arrestato ricattatore a luci rosse

L’hanno beccato, il genio, il fenomeno, l’aspirante novello don Pietro Savastano che magari sognava una patente da “boss” del settore, nicchia di mercato per carità, ma con l’obiettivo del dominio su un ramo altamente lucrativo. L’hanno arrestato l’altr’ieri: per farla breve diremo che è un 37enne italiano con domicilio nel Luganese e che dovrà rispondere primariamente del reato di estorsione. Se volete tutta la storia, criminale nella sua pirlaggine nel senso che bisogna avere un ego smisurato per credere di portare a casa un esito da simili riflessioni strategiche (perché dietro al reato, a parere del soggetto finito in manette, c’era un piano. Bum), seguiteci.

Abbiamo detto di un “piano”. Sullo sfondo, la pensata da fine estorsore, proprio un coraggio da leone, poi: mettersi in fila a tener d’occhio le targhe e le facce di chi – con licenza parlandosi – si accosta a serie professioniste che vendono merce propria, sempre che non siano soggette a sfruttamento ma questo è altro paio di maniche rispetto alla vicenda di cui trattasi al momento, e paga per un servizio, volendosi e qui dovendosi ridurre la questione a mero mercimonio. Nel mettersi in fila a tener d’occhio le targhe e le facce dei clienti delle prostitute, il soggetto pensava forse di aver inventato il colpo da ripetersi ogni volta, tirando la leva di una macchinetta per fare “jackpot” quando e come gli piacesse: identificato il singolo bersaglio, cioè il cliente della prostituta, a costui egli faceva pervenire messaggi che a questo punto siamo autorizzati a credere che fossero prodotti con lettere ritagliate dai giornali, e vince una bambolina chi indovina il senso della comunicazione. Bravi, non vi affollate, era fin troppo facile: amico caro, ti ho scoperto e so quel che fai eh eh eh sporcaccione, dunque abbiamo un segreto in comune ed io sono ben disposto a mantenere il segreto, nel senso che tu mi paghi ed io non racconto nulla a tua moglie, o al tuo capo sul posto di lavoro, o alla tua fidanzata, o al tuo fidanzato. Non mi paghi? Eh, ti vedo e male, se non mi paghi.

Ricatto riccattoso da poveri deficienti del crimine, via, già per il fatto del minacciare con l’arma della rivelazione che diventa delazione. Ma non è detto che la vittima designata ci stia: magari perché se ne frega, o perché non la vuol dar vinta ad uno che sin da lontano, spartanamente parlandosi, è fetente in quanto fete; sicché, una volta giunti tali messaggi all’attenzione dell’autorità costituita ed una volta che gli inquirenti ebbero compreso che dietro a varie comunicazioni (l’abbiamo detto: stiamo parlando di un pisquano seriale, di un delinquente da ambizioni di reato in fotocopia) c’era la stessa mano, tac, rilevazioni e manette dopo quella che suolsi definire “articolata attività investigativa”. Dalle evidenze di indagine spuntano fatterelli che la dicono lunga sulla personalità del 37enne: il prezzo del silenzio, il prezzo della connivenza variava tra i 500 ed i 2’000 franchi, e ci si dovrebbe tra l’altro porre un interrogativo circa la natura di tale discrepanza, santi numi, 2’000 franchi se l’operatrice sessuale era di alto bordo e 500 nel caso si fosse invece trattato di un’esperienza rapida e consumata dove nemmeno le luci dell’“Oceano” possono arrivare? E poi: sarà sempre il mestiere più vecchio nel mondo, ma si impone un adeguamento all’“esprit du temps” e quindi, nel nome della rivendicazione alla presunta non tracciabilità delle transazioni truffaldine e disoneste, il guiderdone del peccato sarebbe stato da tramutarsi in criptovaluta, sai mai che con il bitcoin sparato a tappo di champagne si riesca a festeggiare due volte, la prima perché il gonzo allupato e saziatosi di carni proibite ma timoroso dell’ira muliebre avrà pagato, tra l’altro dovendosi destreggiare tra procedure varie (su indicazione e suggerimento del delinquente: no, non è una prova di intelligenza del tizio, è quel tipo di istruzioni che potete trovare via “Google”), e la seconda perché la criptovaluta principe sta volando ed i 500 franchi di ieri, essendo stati trasformati in altra e virtualissima valuta, potrebbero domani valerne già 600. Ganzissimo e fico, davvero.

L’abbiamo messa sul ridere, un po’ perché serve ed un po’ perché il tutto sapeva di filmotto pecoreccio da fine Anni ’70 in incrocio con un “Krimi” da produzione indipendente e a basso “budget”. Sorriderà ben poco, invece, la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis nel prospettare una condannuccia all’ideatore dell’operazione. Sempre che sia tutta farina del sacco del 37enne, vero anche questo.