In tempi nei quali la previsione degli eventi (e delle calamità) naturali costituisce sfida per i ricercatori a tutela dei consorzi civili avantutto, di terremoti dai quali sarà senza dubbio colpita un’area del Canton Ticino si può parlare – e serenamente – con indicazione precisa circa luogo e tempi: lunedì 20 aprile, infatti, alcuni sismi avranno luogo in territorio comunale di Bedretto. Nessun motivo di preoccupazione per cose e persone: da una parte perché trattasi di fenomeni “voluti”, organizzati e controllati, cioè di episodi in concatenazione nel quadro di un esperimento a carattere scientifico; dall’altra perché la magnitudo del terremoto dalla maggiore intensità – sono da prevedersi infatti più scosse “collaterali” – risulterà attorno ad un grado sulla “Scala Richter”, energia liberata per quel paio di megajoule cioè quanto sarebbe effetto dell’esplosione di un ordigno contenente tritolo per il peso di mezzo chilogrammo scarso, e dunque fatto nemmeno percepibile all’esterno della sezione di montagna individuata nel contesto del progetto “Fear” (“Fault activation and earthquake rupture”) in fase di svolgimento al “Laboratorio sotterraneo Bedretto per le geoscienze e per le geoenergie”, meglio noto come “BedrettoLab”. A maggior rassicurazione: la probabilità di danni materiali all’esterno della galleria di Bedretto, in un caso consimile, si situa all’uno su 10’000, ovvero 0.01 per cento, valore pertanto trascurabile.
Giusto che diasi contezza della natura dell’esperimento, il secondo in ordine di tempo (e per questo classificato come “Fear-2”) e funzionale alla comprensione dell’origine dei terremoti ed al comportamento delle faglie mediante misurazione della deformazione delle rocce, della pressione dei fluidi, delle temperature, delle variazioni biochimiche ed altro (parte del lavoro, peraltro, è stato già svolto con una serie di “test” idromeccanici): trattasi dunque dell’iniezione di acqua, nell’arco di giorni o di settimane e con processo tenuto sotto controllo minuto dopo minuto (da remoto: a Zurigo la sala-comandi), in zona caratterizzata da una fenditura naturale e nella quale è stato già installato un sistema di sensori grazie ai quali il sisma sarà “innescato”; la faglia è stata raggiunta grazie ad una nuova galleria della lunghezza di 120 metri e che è stata scavata con imboccatura a 2’200 metri dall’accesso al “tunnel” principale di Bedretto; oltre 40 i fori di sondaggio. Due i possibili punti di conclusione dell’esperimento: o il sisma della citata magnitudo 1 sulla “Scala Richter”, o l’avvenuta immissione di acqua per 2’000 metri cubici cioè 2’000 tonnellate. Ripercussioni secondo scenari: a) come detto e magari il concetto è da ribadirsi, nessuna percezione e nessun danno in superficie locale, e lo stesso discorso vale per gli edifici nelle vicinanze così come per la galleria di base del Furka che si trova a distanza lineare fra i 2.0 ed i 2.5 chilometri; b) possibili danni “molto lievi” (fonte ufficiale) a due gallerie – Bedretto e “progetto Fear” – che si trovano a distanza di 30-50 metri dal piano di faglia; c) in ogni caso, qualora fosse rilevato il superamento di una delle soglie di sicurezza fissate, l’iniezione di acqua sarà interrotta. Nella foto, una porzione dell’area in cui sono stati installati i sensori.



