Home CRONACA L’editoriale / “Ikea”, occupati dei tuoi legnetti. E lascia perdere la politica

L’editoriale / “Ikea”, occupati dei tuoi legnetti. E lascia perdere la politica

Sull’ipotesi dell’introduzione di un congedo pagato in coincidenza con la paternità (iniziativa, poi ritirata, per un obiettivo da quattro settimane; controprogetto, ed è quel che resta sul piatto, per due settimane effettive da prendersi nei primi sei mesi dopo la nascita del popo), tìcinesi e svizzeri si stanno esprimendo e si esprimeranno ancora da qui a domenica 27 settembre. La pressione di “lobby” d’ogni genere si fa sentire anche sulla stampa, e si dirà: vi è chi pubblichi la qualunque allo scopo di “fare massa” nei contatti, ma il tema è già chiaro a sufficienza nella sua espressione, e l’argomentario a disposizione dell’una e dell’altra parte è già stato speso sino all’ultima virgola. Dal momento che i parerizzanti e gli opiniorroici dilagano, si diverta chi ha voglia ma la questione, per quanto ci riguarda, è al capolinea.

È, o sarebbe. Stupisce, infatti, l’entrata a piedi uniti da parte di soggetto terzo che non è un partito, non è un gruppo di pressione, non è un’organizzazione caritatevole o religiosa, non è un comitato di adulti e non è nemmeno un’associazione senza scopi di lucro: su un progetto non generato all’interno di tale realtà (ed è ben altro rispetto alle spettacolari e coraggiose campagne lanciate dalla Grubenstrasse 10 in Zurigo ai tempi della “Denner” di Karl Schweri), ecco piombare sui “social” i vertici della catena “Ikea”, proiettati a pieno supporto del congedo con tanto di “post” ispirato al “Dedicare tempo ai bebé”, al “Tempo con papà”, al “Sì” senza né “se” né “ma”. Perché in tal modo “la famiglia si sente più unita e si favoriscono le pari opportunità”. Nel nome del “Congedo paternità”, anzi, del “Conskjedo påternitå”. Lasciamo da parte la raffigurazione della coppia nel disegnino, benché essa appaia essere concepita nel segno della più rigorosa neutralità di genere, e forse solo su Alpha Centauri o nella famiglia dell’“Omino Michelin” esistono soggetti in tal modo disegnabili. Quale che sia l’orientamento di ciascuno in materia, restano l’improprietà e l’incongruità di un’epifania politica da parte di un produttore-distributore commerciale che ai propri dipendenti – e così avviene – è liberissimo di offrire condizioni sociali di privilegio, ma di sicuro non può pretendere di imporre una propria visione delle cose al prossimo.

L’“Ikea” messa in piedi da Ingvar Kamprad buonanima – uno, tra l’altro, il cui rapporto con la discendenza naturale non fu idilliaco – ha di certo molti meriti e qualche difetto, esattamente come avviene in ogni sistema di vendita il cui obiettivo consiste nel vendere, e nel vendere di più, e nel vendere meglio di ogni concorrente; grosso dubbio sussiste, tuttavia, sul diritto di ingerenza in una questione pertinente alla democrazia di un Paese sovrano. Per delirio di ipotesi, poniamoci in un’ipotetica condizione parallela e retroversa ed immaginiamo che gli svedesi, in replica di quel che fecero nel 2003, siano chiamati alle urne per decidere sull’adozione dell’euro; che cosa verrebbe detto se il direttore di una delle circa 100 aziende svizzere con piena rappresentanza in Svezia mettesse soldi sul piatto per indurre i cittadini delle “Tre corone” ad esprimersi nell’uno o nell’altro senso? Così, a sensazione, quelli di Stoccolma telefonerebbero a Berna per complimentarsi di cotanto sguardo sollecito su un tema di interesse nazionale o magari cercherebbero parole idonee per manifestare un filo di irritazione circa tale atto? Dicano lorsignori, liberamente dicano, mentre continuano a giochicchiare con i legnetti accostando colore con colore.