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L’editoriale / Da Prévert a Ducry, il «cri du coeur» di monsieur Jacques

Scrisse Jacques Prévert: “Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee / mi sono rifiutato di timbrare il cartellino / Mobilitato altresì nell’esercito delle idee / ho disertato”; e non era diserzione per disonore, ma perché “(…) c’è altro. Altro vuol dire / che amo chi mi piace / e ciò che faccio”. Tenere a mente: c’entra con un altro Jacques, passando per Marie-Henri Beyle alias Stendhal, in arte che non è poesia ma politica.

Sarebbe infatti dovuta essere una corsa da rincorsa, quella degli storici Ppd e Plr, verso le Comunali 2020 in Lugano, perché all’origine i Conservatori parlavano di raddoppiare la presenza in Municipio – obiettivo nemmen più menzionato in epoca recente – mentre sulla pelle dei pronipoti di Carlo Battaglini bruciava ancora la perdita della primazia a beneficio dei leghisti. Sarebbe dovuta essere, già, e guarda un po’ quali abbagli si rischia di prendere. La corsa da rincorsa, con il trascorrere delle settimane, si trasformò in corsa ad eliminazione: per ripensamenti e rimuginii da una parte (nota l’estromissione di Sara Beretta Piccoli sull’ultimo voto segreto, ed è storia di qualche giorno fa, a vantaggio di Nadia Ghisolfi), per abbandono motivato (Michele Bertini vicesindaco, “Not my game” simigliante assaissimo ad un “Not my garden”), e questo solo rimanendosi alla stanza dei bottoni. Beh, anche agli ultimi 100 metri c’è stato il colpo di scena: Jacques Ducry, ricondotto in casa lib-rad per rafforzare il versante del Consiglio comunale dopo la parentesi del già magistrato quale indipendente (stradominante, peraltro) su lista socialista, mandò stasera tutti a quel paese chiamandosi fuori con parole eloquenti di cui si fornisce breve estratto: “Lascio a coloro che mai hanno fatto vincere le vere idee liberali-radicali a tutti i livelli – le prove sono purtroppo troppe – il mio posto sulla lista per il Legislativo comunale. Costoro sapranno sicuramente illuminare meglio di me la campagna elettorale e l’eventuale attività lesiglativa”.

Causa dell’improvvisa rottura, maturata a distanza di meno di una settimana dal colpo di scena con il rientro sotto la fiaccola? Le polemiche circolate sulla disponibilità e sulla candidatura, perché di Jacques Ducry era stato detto tra l’altro che la sua presenza avrebbe causato una perdita di consensi (vedremo con l’assenza, a questo punto). Emblematica, chi voglia cogliere, la modalità del congedo che è un “Addio e guai a voi se provate anche solo a telefonarmi”: non un intervento all’ambone, non una conferenza-stampa, ma 10 righe scarse e trasmesse via “e-mail”. Il massimo segno di fredda cortesia e, soprattutto, di cortese freddezza. In quell’“(…) eventuale attività legislativa”, un anatema; altro bel viatico per la campagna di quelli che restano, davvero, da parte di uno che lo stendhaliano “cri du coeur” declina alla Jacques Prévert.