Home CRONACA “Coronavirus”, ci siamo: primo caso svizzero, ed è a Lugano

“Coronavirus”, ci siamo: primo caso svizzero, ed è a Lugano

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 17.49) Immagina immagina, ipotizza ipotizza, preconizza preconizza, ed alla fine dall’eventualità si è giunti al reale. Primo caso in Svizzera, e puntualmente l’evidenza si è manifestata in Ticino, per quanto riguarda l’epidemia di “Coronavirus” ovvero Covid19 secondo acronimo: a darne notizia intorno alle ore 16.00, cioè appena un’ora e mezzo l’ultimo punto fatto dal consigliere federale Alain Berset (ed a quel momento il riscontro era negativo su tutta la linea), un portavoce dell’Ufficio federale sanità pubblica, come da responso pervenuto dal laboratorio di Ginevra cui è deputata la verifica sulle situazioni sospette. Sulla scorta di prime notizie apprese da Berna, si tratta al momento di un caso isolato: ad essere colpito risulta un 70enne ticinese che avrebbe contratto l’infezione durante un soggiorno a Milano – voce, quest’ultima, sulla quale manca tuttavia un elemento accertato – e che si trova ricoverato alla “Clinica luganese Moncucco” in Lugano (fatto singolare ma da considerarsi come mera coincidenza: proprio alla “Moncucco”, 18 giorni or sono, risultava ospite il primo uomo in cui era stata ipotizzata la presenza del “Coronavirus). La notizia del primo contagio in Svizzera giunge a distanza di 56 giorni dalla conclamazione dell’epidemia in Cina e di 79 giorni dall’attestata presenza di ammalati latori di sintomi coincidenti con quelli del “Coronavirus”; il 70enne, in realtà, avrebbe accusato febbre e tosse persistente già intorno a lunedì 17 febbraio, ovvero due giorni dopo il rientro su territorio cantonale. Quasi in contemporanea con una conferenza-stampa a Palazzo federale in Berna, pochi attimi prima che Alain Berset prendesse un volo per Roma dove avrà luogo a breve un vertice di concertazione con autorità di altri Paesi interessati, la conferma del caso in conferenza-stampa a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona; qui non è stata esclusa la possibilità che altre persone siano venute a contatto con l’uomo o che abbiano contratto la malattia in altre sedi extracantonali.

Su vari fronti, e nel frattempo, è in corso l’adozione di provvedimenti “restrittivi”: oltre alla sospensione delle lezioni alla “Franklin university” in Sorengo, dalla Diocesi di Lugano, ad esempio, giunge l’invito a non scambiarsi il segno della pace durante le cerimonie liturgiche, che tuttavia – ed a differenza di quanto sta avvenendo in parte del Norditalia – non vengono sospese; negli edifici religiosi ed in altri luoghi nei quali si celebrino per solito le sante Messe, inoltre, i sacerdoti sono stati invitati a far svuotare le acquasantiere. Un caso singolare riguarda i colleghi ticinesi che operano per l’emittente “Teleclub”: tutti messi a riposo forzato per una quindicina di giorni, per loro niente attività quali telecronisti e collaboratori di servizio in occasione di eventi sportivi che si svolgano oltre il San Gottardo. In funzione infine una doppia “hotline” per informazioni: in caso di viaggi, chiamare il numero 058.4644488; per quanto concerne le “normali” comunicazioni, chiamare il numero 058.4630000.