Home POLITICA Anno scolastico, tutti promossi fatti salvi (forse) i casi disperati

Anno scolastico, tutti promossi fatti salvi (forse) i casi disperati

Sì, certo: volendosi restare alla tassonomia (che qui è non un valore ma il mero traliccio di un sistema sclerotico, irrigidito, antiquato, autoprotettivo, incapace di rispondere alle esigenze del reale quando si manifesta un problema concreto, statalista e funzionale al soddisfacimento dei bisogni di alcuni ad esclusione e quindi a danno di tutti gli altri), per conoscere le “condizioni di passaggio e di promozione” bisognerà aspettare l’inizio di maggio almeno, perché a quel periodo viene rinviata la pubblicazione delle direttive pertinenti “per la determinazione delle note finali e/o delle note del secondo semestre, delle condizioni di passaggio e di promozione”. Dal momento tuttavia che queste direttive saranno “attente a non penalizzare nessun allievo”, odora di resa incondizionata all’emergenza – e di abiura ai propri doveri; ma era ovvio, perché il sistema era per l’appunto inadatto ad affrontare una situazione problematica che nel suo caso è comunicativa – quanto esce oggi dal Dipartimento cantonale educazione-cultura-sport nello schema funzionale alla chiusura di un’annata scolastica che, salvo miracoli non dipendenti nemmeno dalla scienza, è da considerarsi morta e sepolta causa Covid-19 e sue conseguenze, e quindi risolta di per sé ovvero valida “integralmente”, ad onta del periodo in cui “non è possibile l’insegnamento “in presenza”, indipendentemente dalla sua durata”.

Restiamo allo scritto, ragionando tuttavia sull’interpretazione che è univoca e che condurrà a logiche promozioni in massa, nemmeno dovendosi raccontare dello scenario che si presenterebbe in caso contrario e delle evoluzioni in sede extrascolastica. E dunque: per le note di fine anno, “si terrà conto principalmente degli elementi di valutazione raccolti durante le attività didattiche svolte “in presenza” (…) (dal momento che) (…) la scuola a distanza svolta nelle settimane successive (e che durerà di principio almeno sino a domenica 19 aprile, ndr) ha principalmente un obiettivo di consolidamento”, ma ad ogni modo essa “potrà contribuire alla definizione della nota di fine anno”; consistenza del concetto e suo valore reale, zero. Inoltre, cosa questa giustissima anche se espressa in termini che inducono a sorrisi sardonici, negli attestati di fine anno sarà d’obbligo l’indicazione del fatto che l’insegnamento “in presenza” è stato sospeso dal giorno “ics” al giorno “ipsilon” durante il periodo di pandemia causa Covid-19 “in favore dell’insegnamento a distanza” (nota non irrilevante: l’aspetto è ancora da definirsi per quanto riguarda la formazione professionale”. Confermato il calendario scolastico 2019-2020 (niente proroghe, niente prosecuzioni, niente sforzi) così come il calendario scolastico 2020-2021 (anch’esso senza modifica alcuna, pur nell’opportunità di inserire qualche settimana di recupero dei programmi necessariamente non sviluppati nel corrente anno scolastico; tanto per dire, intangibile risulta la durata delle vacanze pasquali). Nessuna “valutazione sommativa”, fatte salve alcune eccezioni “per parte dell’area formazione professionale” e ad eccezione di “eventuali compiti e/o lavori assegnati prima del 13 marzo”, nel periodo di insegnamento a distanza, durante il quale tuttavia i docenti e/o gli operatori sono tenuti ad “avere contatti personali regolari di interazione diretta con ogni allievo” ed a “prestare attenzione particolare ai riscontri delle classi e dei singoli allievi, come pure alle situazioni di fragilità e di rischio”; necessario inoltre l’“avere un occhio di riguardo anche per gli allievi che si ha l’impressione fatichino a seguire la didattica a distanza”; il tutto con stravolgente effetto retroattivo, e non si capisce allora come potrebbe rimediare il docente che non abbia sinora avuto “contatti personali regolari di interazione diretta con ogni allievo”, ferma restando l’aleatorietà del principio ossia il che cosa costituisca contatto “regolare”.

Null’altro, se non un profluvio di espressioni da autoincensamento, emerge dal resto dell’informativa distribuita alla stampa: il mondo scolastico starebbe “investendo enormi energie”, e sarebbe in corso la vera e propria reinvenzione della scuola, ed al Dipartimento avrebbero “preso conoscenza con molta ammirazione” delle attività didattiche “di grande qualità” che i docenti stanno svolgendo “con notevole inventiva”. Un po’ di modestia non avrebbe guastato; ma, come si suol dire, il tempo di fare i conti verrà presto.