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Amministrative in Italia, Como si sveglia governata da Giamburrasca

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Nella notte, in Italia, l’esito dei turni di ballottaggio per i sindaci di varie città capoluogo, secondo appuntamento con le Amministrative nell’arco di due settimane. A Como, dove era da designarsi il successore del 66enne medico Mario Landriscina espressione del Centrodestra e non ricandidatosi dopo un quinquennio, sorprendente successo di Alessandro Rapinese, 46 anni, agente immobiliare, già hockeysta sotto le volte del palaghiaccio di Casate, a suo tempo in schieramento di Centrodestra ma qui presentatosi a capo di una lista civica ancorata su… sé stesso e giunto a bersaglio al terzo tentativo (nel 2012 e nel 2017 i precedenti); 14’067 i voti ottenuti contro gli 11’345 consensi andati alla favoritissima Barbara Minghetti (Sinistra), 55.36 contro 44.64 per cento in traduzione corrente. Alessandro Rapinese, sino ad oggi sempre propostosi come un Giamburrasca della politica e con attitudine principale alla contestazione (peraltro, su temi chiaramente rilevanti -lavoro ed urbanistica in particolare – nella comunità), aveva già compiuto un mezzo miracolo nell’approdare al ballottaggio cioè estromettendo Giordano Molteni, 69 anni, medico, già sindaco di Lipomo (Comune nell’immediata cintura di Como), con scarto di 102 voti (8’443 contro 8’341); al primo turno, la distanza da Barbara Minghetti era nell’ordine di un 12 per cento abbondante (27.32 contro 39.40 per cento); immaginabile a questo punto un travaso di voti, per sia pur vaga congruenza di orientamento politico, da parte dell’elettorato di Giordano Molteni (26.99 per cento in prima battuta).

Vero è anche che l’autorevole zarina del Centrosinistra, rispetto al primo turno, ha perso consensi anziché guadagnarne (12’173 voti due domeniche or sono, 11’345 questa volta). Sullo sfondo di un’elezione dall’esito per certi versi storico, e che in qualche modo è stato influenzato da una sciagurata gestione delle relazioni pubbliche da parte di Barbara Minghetti e dei membri del suo “staff” proprio nelle due settimane intercorrenti fra primo e secondo turno (non che il “curriculum vitae” di presentazione, un papiro tutto scritto in terza persona, abbia giocato a favore; una certa “allure” ha fatto il resto), rimane per il momento un’incognita: dal quartier generale di Giordano Molteni, stanti per l’appunto il minimo scarto nel numero dei consensi a favore di Alessandro Rapinese ed un elevato numero di schede contestate, era partito un ricorso all’indirizzo del Tribunale amministrativo regionale. In caso di ritiro o di decadenza o di insuccesso del ricorso, saranno poi da capirsi le linee programmatiche del nuovo borgomastro, chiamato sin da sùbito a prendere coscienza – ora, in chiave di amministratore e non più di consigliere comunale di minoranza – di alcuni nodi irrisolti o solo parzialmente affrontati quali la viabilità cittadina, la rielaborazione del portale nord su Ponte Chiasso (intero comparto da ridisegnarsi; al di qua del confine, operazione da tempo avviata con la demolizione dell’ex-“Branca” a ridosso del valico di Chiasso-strada e con attività edificatorie in corso), la rete di connessioni stradali nella direzione della A8 e della “Pedemontana”, il recupero di interi quartieri slegatisi dalla città, non trascurandosi la definizione di un rapporto con l’ateneo di casa (l’“UnInsubria” bicefala, ovvero con vertici a Varese e per l’appunto a Como).

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