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Polizia modello “sussidiario”, troppe opposizioni: i sogni muoiono all’alba

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Non vi saranno altri sviluppi, come dire che il “dossier” passa da oggi agli archivi e che di esso non si parlerà più, circa il progetto sommariamente denominato “Polizia ticinese” e che era stato concepito sulla scorta di prime analisi condotte 10 anni or sono al fine di sviluppare – così nei fondamentali – “organizzazione e collaborazione” tra Polcantonale, Polintercom e Polcom, di fatto ponendosi come ipotesi alternativa alla formulazione di una Polizia “unica” che, per quanto credibile potesse risultare l’espressione, sarebbe stata respinta con durezza soprattutto nelle realtà urbane consolidate. “Preso atto” degli esiti della consultazione condotta, ed “alla luce delle osservazioni” giunte, come da odierna informativa consta essere infatti tale operazione abbandonata, e ciò a distanza di 12 mesi circa dal momento in cui il rapporto uscito da uno specifico gruppo di lavoro era stato distribuito a Comuni e “principali attori istituzionali”; dell’“opposizione ai cambiamenti” identificati come opportuni e necessari (“Una proposta fondata sui principi di sussidiarietà e di neutralità finanziaria, distinguendosi tra responsabilità politiche e operative e valorizzando il ruolo di prossimità delle Polizie comunali”, a detta degli estensori del testo) le autorità politiche cantonali hanno preso atto, sicché “si conclude formalmente la fase progettuale” e si esaurisce contestualmente il mandato conferito al gruppo di lavoro. Passi possibili: con questo progetto, nessuno; su queste basi, “eventuali sviluppi” in base alle conoscenze acquisite e, in particolare, “per quanto riguarda la definizione dei ruoli tra Cantone e Comuni ed il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento delle forze di polizia nel Cantone”.