Due notizie dall’odierno atto inaugurale delle finali di “play-off” nell’hockey di National league: primo, il FriborgoGottéron è andato a piazzare un inatteso “break” e dunque ad annullare il vantaggio-pista che spettava al Davos in quanto meglio classificatosi al termine della stagione regolare (capofila contro immediato inseguitore); secondo, ci sono zebrati autorevoli e zebrati o incerti nell’interpretazione degli accadimenti – cioè di quel che succede in pista, e sarebbe poi il loro compito – o sofferenti per l’impatto ambientale o semplicemente succubi cioè in condizione di sudditanza psicologica. Non si spiega infatti il motivo della prolungata pausa sul ghiaccio – sbaglieremo di qualche secondo, ma nove minuti buoni costituiscono era geologica – per la revisione di un goal al minuto 58.29, a segno Brendan Lemieux e sì, sarebbe stato il 3-3 a chiusura di una rimonta dallo 0-3, ma una simile ostruzione sul portiere sarebbe stata da sanzionarsi senza nemmen bisogno della chiamata in contestazione dalla panchina dei burgundi; ed invece, tutto bloccato, pubblico parte in ansia e parte rumoreggiante, infine il “no” e null’altro nei residui 91 secondi.
In precedenza, FriborgoGottéron in fuga sino al 3-0 (8.21, Jan Dorthe; 27.19, Henrik Bergström; 35.53, Samuel Walser) ed ultima frazione, per contro, nel segno e nel nome dei grigionesi con un totale di 18 tiri contro sei e soprattutto 12 secondi versione Cape Canaveral, 3-1 di Yannick Frehner in superiorità numerica (49.43), disco in mezzo, possesso a Simon Knak, passaggio e 3-2 al 49.55 dal bastone di Julian Parrée, svizzero-olandese emerso in Svezia e che mai ma proprio mai e nemmen per isbaglio, nelle 58 precedenti partite della stagione corrente, era riuscito ad indovinare la gabbia avversaria. Poi l’episodio descritto, in situazione di sei-contro-cinque per quanto riguarda gli uomini di movimento. Tesissimi i nervi, finale con penalità al 59.59 per comportamenti antisportivi ed anche l’espulsione di Brendan Lemieux per un’autentica aggressione perpetrata ai danni di Christoph Bertschy, cose che non si fanno nemmeno se si ha intenzione di intimidire l’avversario, se la partita è già persa. Ma, forse e senza forse, qualcuno crede che tutto sia consentito in nome del cognome che sta sul passaporto.
Turno prossimo, lunedì 20 aprile, a Friborgo. Serie al meglio delle sette partite, esperienza che i romandi hanno già vissuto nei quarti di finale – tra l’altro dovendo risalire dallo 0-2 prima e dal 2-3 poi – mentre il Davos se l’è sempre cavata con assai meno. Vedremo.


















































































