Home POLITICA Udc Bellinzona, Ivano De Luigi torna alla guida della sezione

Udc Bellinzona, Ivano De Luigi torna alla guida della sezione

O ha riflettuto, o l’hanno invitato a riflettere. In alternativa, si è reso conto del fatto che non era il caso di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Oppure, oppure, oppure. Mille gli scenari possibili, e magari di essi si dirà, ed una la realtà alle ore 0.28 di oggi, martedì 7 maggio: Ivano De Luigi si tira indietro dall’essersi tirato indietro, cioè ritira ovvero annulla le dimissioni sganciate come un siluro da… autosiluramento sul mezzogiorno di sabato scorso, e con parole dalla chiarezza più che sufficiente. Detto in altri termini: l’Udc sezione di Bellinzona è ancora presidiata nella sua intierezza ed al timone c’è ancora e sempre Ivano De Luigi stesso, anni 58, nella vita fiduciario e valutatore immobiliare; decade quindi il trasferimento di poteri dichiarato in breve missiva e che si traduceva in un passaggio delle consegne ad Arturo Burini, anni 63, in qualità di presidente “ad interim”. Non che il sisma non ci sia stato, e figurarsi: persino due, i terremoti, racconta chi nella vita di Ivano De Luigi orbita al di sotto della ionosfera e quindi può vedere le cose con miglior lucidità. Ma, dopo il botto che preludeva all’apertura di un cratere con fenditure profonde quanto un pozzo di san Patrizio, sulla superficie non è rimasta nemmeno un’increspatura.

Che cosa sia accaduto, a questa stregua, è solo immaginabile per scenari. Scenario uno: Ivano De Luigi sgancia la pillola e parla di “vicissitudini personali che mi hanno segnato pesantemente”, dunque ed in apparenza fa riferimento a questioni che riguardano lui solo; passa un’ora dalla pubblicazione, ed il Natel di Ivano De Luigi è praticamente al punto di fusione causa tempesta elettromagnetica, blandizie incrociate con i “Ma che succede?”, e via su questa falsariga. Scenario due: c’è chi si arma di carta e matita, tira linee orizzontali e verticali e considera il fatto che da qui alla fine dell’estate corrono tre mesi e briciole, e da metà agosto in poi sarà tutta campagna per le Federali di ottobre, e l’idea di dover affrontare tale appuntamento con una “ics” proprio nella capitale basta ed avanza per far venire i capelli bianchi ad un calvo, tanto di più perché non vi è il tempo per procedere ad una riorganizzazione funzionale secondo statuti. Scenario tre: qualcuno legge e rilegge una riga dopo l’altra e soprattutto quel che sta fra le righe, e si sofferma sull’asserzione secondo cui il “Mollo tutto” è da ricondursi anche a “notizie ed orientamenti che si generano nascostamente a livello politico”, e qui la materia diventa magma, l’avverbio non mente, ed Ivano De Luigi non trema ma o lì fuori o lì dentro si trama, ed il presidente non ci sta. Scenario ultimo: dall’alto arriva la chiamata che non ci si aspetta, in fondo l’Udc è quel partito in cui s’impone il presidente – un qualunque presidente, per dire; nessun riferimento specifico a colui di cui trattasi – che sia gradito o non sgradito a colui che è vero presidente, al di là delle cariche ufficiali, e se per caso il presidente non ufficiale si manifesta in prima persona o per tramite di portavoce riconosciuto, beh, la parola è legge.

Cambia qualcosa, in fondo, se vale l’una o l’altra o l’altra ipotesi o se anche ce n’è una quinta che qui non sia stata affrontata ed esaminata e sviscerata? Di massima, no; ma sulla terza voce si insinua un sussurro che potrebbe diventare slavina. Insomma: pur avendo guadagnato un buon 15 per cento nei consensi rispetto al precedente parametro statistico, l’Udc a Bellinzona non ha prodotto incrementi reali nella rappresentanza granconsiliare, e quel 5.19 per cento sui voti di lista (3.85 per cento sulle sole schede) è da molti interpretato come una sorta di soglia fisiologica oltre la quale vi sarebbe soltanto il deserto del Kalahari causa stallo messicano anche nei rapporti con la Lega dei Ticinesi, mentre altri ragionerebbero sulla linea del Nanni Moretti regista e militante nell’Italia di inizio nuovo millennio, quand’egli tuonò pubblicamente e disse che, con quella dirigenza, il Centrosinistra in Italia non avrebbe vinto mai. O forse, e senza forse, a Bellinzona le Udc sono due, ed Ivano De Luigi l’ha intuito, e con il lancio delle dimissioni (perentorie, fin troppo) egli volle fare la conta di coloro che stanno con lui, deducendo che chi non si sia fatto sentire starebbe inevitabilmente su altro fronte. Un po’ azzarata, ma suggestiva.