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Dal Ticino a Varese in cerca di… guai. Minorenni seminano il panico: fermati

In auto, dal Ticino a Varese, pur essendo tutti privi della licenza di condurre perché privi anche dell’età minima per conseguirla. E con quella vettura, dopo essere incappati in un posto di controllo, in fuga dalle vie del centro sino ad un rione in periferia, nella convinzione di poter riuscire a sfuggire all’inseguimento delle forze dell’ordine; ed infine, una volta bloccati, ancora a far danni, tanto da ricondursi a più miti consigli solo quando un carabiniere estrae l’arma di ordinanza e spara un colpo a scopo intimidatorio e cioè mirando a terra. Da follia la nottata di quattro ragazzini, 16-17 anni l’età anagrafica, origini non precisate, che tra venerdì e ieri hanno seminato il panico andando infine a sbattere contro le maglie della legge; per almeno uno di loro, anzi, la storia non finisce qui, essendo scattata la denuncia per guida pericolosa, per guida senza patente e per resistenza a pubblico ufficiale.

In tre scene la vicenda. Ore 2.34, Varese, via Magenta che è poi la dorsale in sviluppo dal centro urbano verso l’imbocco dell’autostrada A8: pattuglia dei Carabinieri in ordinaria intercettazione sul lato destro della strada, dove c’è lo slargo di un’ex-stazione di servizio. Arriva un’auto a velocità sostenuta, invito ad accostare, e per contro il conducente accelera e sgasa. Fase due: scatta l’inseguimento, al ponte di via Ennio Flaiano una strambata sulla sinistra e poi a destra per l’immissione su viale Luigi Borri, forse perché lì c’è un cartello che indica “Svizzera” ma solo chi viene da fuori abbocca all’invito a prenderla larga. Altra accelerazione, tre chilometri mangiati in un “amen”, ma distanze che si riducono; e difatti, forse pensando che le strade laterali costituiscano miglior rifugio (ragionamento molto cinematografico, assai poco pratico, quasi mai fruttifero), il guidatore si infila sul fianco dell’abitato di Bizzozero, rione sul limitare dell’area cittadina, e fra i cinque possibili percorsi va di fatto ad infilarsi nell’unico a fondo cieco, strada in discesa, una macchia boschiva a dire che da lì non si passa a meno di avere un “trax” sotto il sedere e di saper maneggiare il “machete” come Indiana Jones ai tempi belli. Fase tre, e si rischia il peggio: uno dei giovanotti scende con atteggiamento a metà tra la sfida e la minaccia e punta verso i carabinieri, che si rendono conto di trovarsi sì alle prese con un gruppo di stupidi, ma pur sempre quattro da fermarsi in un contesto sfavorevole.

I ragazzi si fermano soltanto allo sparo, ed a quel momento ha inizio la resa dei conti. Che si traduce nel trasferimento dei quattro alla caserma dall’altra parte della città, nella ricostruzione dei fatti, nell’accertamento delle identità e nel riscontro, tra l’altro, della disponibilità di sostanze stupefacenti (hascisc, pare; uso personale, secondo dichiarazione ed in ragione della modica quantità) da parte di uno dei giovani. Prime telefonate per la ricerca dei genitori dei ragazzi, ci vorranno ore prima che il quadro sia ricomposto. Denuncia a parte, il 17enne che era al volante dell’auto dovrà anche passare alla cassa come oblatore dell’equivalente di 5’500 e rotti franchi. E la si veda come si vuole, ma a ‘sti ragazzini è già andata bene.