Home CRONACA Crediti Covid-19 come bottino di guerra: due italiani in arresto

Crediti Covid-19 come bottino di guerra: due italiani in arresto

Tecnicamente, imprenditori; e come tali li indica oggi anche l’estensore della nota-stampa dagli ambienti del Pretorio in Lugano. Imprenditori con il solco delle terga altrui, si direbbe a mo’ di complemento, se è vero – ed in questa direzione vanno gli addebiti mossi dal procuratore pubblico Daniele Galliano – che entrambi puntarono al bottino grosso nell’assalto alla diligenza confederale in materia di finanziamenti ovvero crediti legati alla situazione straordinaria da Covid-19: meccanismo, gonfiare il maiale cioè raccontar panzane (alternativa edulcorata: far vedere elefanti dove c’è un passero) ed ottenere un maggior volume di crediti garantiti per l’appunto da Berna, in ultima analisi denaro aggratisse e senza che sussistesse un diritto reale. In riedizione d’un antico detto: farcite e guarnite, qualcosa resterà (attaccato).

Del caso, al momento, si intuiscono a malapena le coordinate confinarie: i soggetti in ballo sono due, entrambi italiani, entrambi con residenza nel Sottoceneri; in linea di massima, l’intera vicenda si è dipanata nella seconda metà del 2020; quattrini sovrabbondanziali rimediati, facciamo un milione e mezzo di franchi più la mancia. Ed a questo punto penserete: bon, furbetti ma non stupidi, i due tizi, nel senso che avranno fatto in modo da orientare i denari su poste congrue con il dichiarato, no?, per quanto truffaldino potesse essere il dichiarato… Macché: dal ministero pubblico si viene oggi resi edotti del fatto che le risorse sarebbero state utilizzate “per scopi estranei” rispetto a ciò che sta scritto nel testo di riferimento, al secolo l’“Ordinanza sulle fideiussioni solidali Covid-19”. Dai, la facciamo breve: tra gli “scopi estranei” figurerebbero varie spese personali. Rilevabili, tracciabili, rintracciate.

L’insipienza dei mediocri e la mediocrità degli insipienti al potere, almeno per il tempo della prima illusione; chissà, magari un mese o due nell’allegrezza, li abbiamo fregati, ‘sti svizzerotti dal portafoglio facile. Al momento delle prime voci sull’indagine, ehm, i toni saranno stati assai meno trionfalistici. Al tintinnio delle manette, probabile percezione dell’aver fatto pipì fuori dall’orinale, con licenza parlandosi: grandinano, letteralmente grandinano le ipotesi di reato, spunto primo la ripetuta truffa, spunto secondo la ripetuta falsità in documenti, e stiamo parlando solo delle principali ipotesi di reato. Accertamenti tuttora in corso, ci vorrà qualche settimana per l’inquadramento della situazione. E, nel frattempo, si tratterà di vedere se vi sia modo di recuperare il maltolto.