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Calcio Dna / Un rigore sbagliato, due furti subiti: il Lugano (si) affonda

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO SU RISULTATI E CLASSIFICHE, ORE 19.12) Basta, adesso ed è già sin troppo tardi, con la Var usata a capocchia. Basta, adesso ed è già sin troppo tardi, con gli arbitri che non vedono ma lasciano che a vedere in nome loro sia “altro”, ipse dixit, noli me tangere e vadaviaiciàpp a chi doverosamente s’irrita e protesta. Basta, adesso ed è già sin troppo tardi, con gli arbitri che non riescono a tenere in mano una partita e che all’occhio elettronico deputano e delegano le responsabilità, quasi che a tale strumento sia conferita la funzione d’un lavacro assolutorio, sacramento battesimale e sacramento riconciliatorio “in uno”, o del laicissimo smacchiatore capace di rendere candida la veste intorbiditasi. Basta, al di là dell’aver dovuto assistere oggi alla sconfitta interna del Lugano, nel residuo “big match” del calcio di Dna (residuo giacché a titolo aritmeticamente già conquistato dal Thun), a causa di episodi che ai bianconeri sono costati un punto se non tre, ed in ballo c’era la piazza d’onore con conseguenti riflessi sui livelli di qualificazione alle Coppe europee. Ci si creda: era tempo di un discorso di metodo e nel metodo, peccato che s’abbia a farlo non a bocce ferme ma nel turbine del convulso spirare d’un campionato.

Sconfitta (in)evitabile – Partiamo dal fatto in sé: il Lugano ha perso, il San Gallo ha vinto; il Lugano si ritrova terzo, il San Gallo è secondo con margine utile pari a tre lunghezze nel confronto diretto. Non sul risultato a sfavore (1-2), tuttavia, s’ha oggi da porre l’accento. Su tre episodi, sì: il primo, un errore commesso; il secondo, un danno subito (per due volte); il terzo, un errore commesso ma con danno che, se tempestivamente emendato, a quello sbrego avrebbe forse messo una toppa. C’entrano la Var e c’entra il direttore di gara Alessandro Dudic, 38 anni a fine novembre, arbitro figlio di arbitro e giurista per formazione; per cose fatte e per cose non fatte, Turno numero 36 nel cantiere di Cornaredo, 0-0 il primo tempo, ospiti un po’ rabberciati per infortuni, bianconeri avanti d’improvviso al 53.o quando un colpo di tacco smarcante da Renato Steffen pone Kevin Behrens nel ruolo di uomo-assist e Mohamed Belhadj “Hady” Mahmoud – proprio uno dei quattro di cui ieri è stata annunciata la fine dell’esperienza a Lugano e vai poi a capire su quale punto l’agente del giocatore e la dirigenza non si siano trovati sempre che una discussione sul prolungamento del contratto fosse stata intavolata – piazza dalla media un siluretto che allo Zigi fa Zigge Zagge Hoi Hoi Hoi cioè e meglio uno zig-zag allo Zigi sbattendo sull’interno del palo alla sinistra e poi insaccandosi a fil del palo destro rispetto al portiere che è per l’appunto Zigi, all’anagrafe Lawrence Ati Zigi. Con tale stato dell’arte si giunge al 69.o, quando Yanis Cimignani va in un mazzo e, trovatosi sotto pressione in fase di copertura difensiva, anziché liberarsi della palla in “touche” con temporaneo prestito dal rugby lascia che un avversario se la fili a comoda soluzione diagonale, David van Ballmoos devia producendo all’occorrenza un piccolo miracolo ma nulla può sull’accorrente Mihailo Stevanovic che ribadisce in rete, 1-1 al 69.o. Si diceva di un errore: eccolo, mea culpa mea culpa mea maxima culpa.

Scusi, arbitro, come dice? – Si riprende: avanti il San Gallo, cui un pari andrebbe a meraviglia e che pochissimo ha generato sino a questo momento, Diego Besio ci prova al 71.o, la sfera sbatte da distanza zero su un avambraccio di Hannes Delcroix il cui movimento è tra l’altro in direzione non ostativa ma svicolante; l’azione prosegue, contropiede del Lugano, fraseggio che dura il giusto, potrebbe addirittura scapparci il raddoppio, amen; ma no, dalla cabina o regìa o quel che sia della Var decidono di richiamare Alessandro Dudic allo schermo di verifica, sull’altro fronte del campo dunque, e l’arbitro dice che per lui è rigore. Incredulo Mattia Croci-Torti allenatore del Lugano, incredulo Hannes Delcroix che fenomeno non è (e l’abbiamo capito) ma scemo nemmeno (sempre amichevolmente parlandosi, da pirla a non pirla, ecco) e che si busca anche un giallo; incredulo – si dia di bel nuovo un’occhiata alla mimica facciale – è anche il germanico Lukas Maria Görtler che a San Gallo ha ormai messo radici e che va sul dischetto con l’obbligo morale di segnare, il che egli fa, minuto 74; opinabile la decisione dell’arbitro, che nemmeno prende poi in considerazione l’invasione dell’area di rigore da parte di almeno un biancoverde, e ciò rientra nella categoria degli errori a danno. Conteggio riepilogativo, dunque: un errore commesso più due danni subiti, a questo punto; e non è finita. Lugano infatti e disperatamente all’assalto, dentro tutto il potenziale offensivo spendibile compreso Elias Pihlström al posto di un esausto Anto Grgic; 93.o, Renato Steffen finisce a terra, cartellini gialli che saltellano, nessun atto concreto, ora un atto concreto, aspetta un momento devo vedere se compiere un atto concreto, ah scusa mi chiamano di nuovo alla Var, oh, rigore per il Lugano, altro giallo svolazzante. Al minuto 98 (no-van-tot-to) va a battere… ma dai, va a battere Ezgjan Alioski, ma perché Ezgjan Alioski, santa pace? Va a battere, sì, e stavolta niente Zigge Zagge Hoi Hoi Hoi allo Zigi perché Lawrence Ati Zigi respinge d’istinto e per scienza. Danno-bis al Lugano: nei 16 metri, sull’impatto piede-pallone, c’era la folla di un vagone del “Tilo” il venerdì in ora di punta. Ripetizione? Macché.

Decisioni urgenti – Circa quanto la sconfitta sia gravida di conseguenze si è detto e nemmen serviva il raccontare. Una considerazione è però lecita: gli arbitri tornino ad essere arbitri e non soggetti succubi di uno strumento che avrebbe un’importanza nelle cose che per loro natura hanno un’importanza (proviamo con un esempio elementare e parallelo: per fare due più cinque uguale sette non serve una calcolatrice, per tracciare l’orbita di un satellite “Starlink” può risultare utile un programmino sul pc). Non è un’adesione al mondo delle elucubrazioni neoluddistiche, non è un voler respingere la modernità; è una richiesta – legittima – di restituire al calcio il suo senso. Sempre che agli arbitri, e ciò non si vuol credere, tale nuova realtà non sia in effetti gradita, perché a scarico delle responsabilità dirette.

I risultati – Torneo per il titolo: Lugano-San Gallo 1-2 (oggi); Sion-Thun 2-0 (oggi); Youngboys-Basilea 3-0 (oggi). Torneo per la salvezza: Winterthur-Losanna 2-1 (ieri); Zurigo-Grasshoppers Zurigo 2-1 (ieri); Lucerna-Servette 3-3 (ieri).

Le classifiche – Torneo per il titolo: Thun 74 punti; San Gallo 66; Lugano 63; Sion 61; Basilea 56; Youngboys 51. Torneo per la salvezza: Lucerna, Servette 47 punti; Losanna 42; Zurigo 38; Grasshoppers Zurigo 27; Winterthur 23.