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È morta Franca Canevascini, “la Rose”. Davanti a lei s’inchina il Ticino

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Non fu un’accademica, ma tenne lezioni davanti a platee sterminate, contandosi solo i suoi allievi nelle varie classi organizzate e condotte a concludere il primo ciclo dell’apprendimento, quello in cui alle aste ed ai segnetti incerti sul foglio si sostituiscono via via i pensieri e la loro espressione formale. Non fu un’accademica, eppure la sua voce impartiva cultura ad ogni età e ad ogni fascia sociale, suscitando risate e divertimento e riflessioni in un Ticino che nel frattempo era via via attraversato da sempre più tumultuosi cambiamenti. Se ne è andata Franca Canevascini, ai tempi maestra alle scuole elementari di Tenero-Contra frazione Tenero, insegnante di lavori femminili, soprannome “Cipolla” e non si trattava di nulla di offensivo o di irridente, benché andandosi a memoria propria – ed anche con sommaria richiesta di prestito dai ricordi altrui – un’esegesi di tale appellativo non sia forse più possibile; ma se ne è andata anche “la Rose”, personaggio da lei interpretato in radio con spassosi intercalari in angloverzaschese, ché “la Rose” era stata immaginata e costruita – no, non “costruita”: rappresentata da un mondo parallelo stranamente simigliante a quello reale – come discendente di ticinesi andati a cercare fortuna nelle Americhe, e da là tornata ma avendo lasciato un pezzo di cuore vicino all’amato Jack; in tempi – parliamo di inizio Anni ’70 – nei quali una InterNet commerciale non era nemmeno nella mente dei geni che da poco avevano iniziato a scambiare messaggi tra due università californiane e 10 minuti di telefonata intercontinentale costavano come un bilocale con servizi in collina, “la Rose” – nome scelto non casualmente: “Rose” era la fanciulla dickensiana nelle avventure di Oliver Twist – affidava sentimenti e racconti alle lettere, pastrocchio volutamente caricaturale con espressioni che tuttavia riecheggiavano l’italiano dialettale (o il vernacolo italianizzato) delle seconde e delle terze generazioni dal Maine e dalla Florida all’altro lato del Paese, un concentrato dunque di anacoluti e di forzature e di sintagmi a volte curiosi ed a volte destinati a suscitare ilarità ma sempre, sempre, sempre venati del “memento” ai risvolti, ai gravami, ai drammi di un’emigrazione che per tutti fu uno strappo e non per tutti si tradusse in fortuna.

Avrebbe compiuto 91 anni a fine agosto, Franca Canevascini, sarta per formazione (e, come tale, destinata a trasfondere le competenze in un impegno pratico altrui, come da programmi didattici); perlandosi di scuola, tra l’altro, per lungo tempo quell’edificio a Tenero fu una sorta di feudo canevasciniano e non solo in ragione dell’essere concittadino il Guglielmo Canevascini primo consigliere di Stato dalla fede politica socialista: maestra “ufficiale”, cioè titolare di classi da 30 e magari anche 36 allievi (in una foto d’epoca si ritrovano allineati Era Canevascini, Pietro Leemann e Pierluigi Tami: saranno rispettivamente straordinaria agonista nelle arti ginniche, “chef” stellato oltre che profeta della più pura cucina vegetariana, agonista ed allenatore e selezionatore nel mondo del calcio), era Giovanna Canevascini cugina di Franca; al piano superiore lavorava Mauro Canevascini, fratello di Giovanna ed ovviamente anch’egli votato alla docenza, in questo caso con solfeggio e note sciorinate fra tasti bianchi e neri. Poi, o per meglio dire a fianco del ruolo da maestra di lavori femminili, il progressivo e crescente lavoro tra radio e tv: a scoprirla fu – verrebbe da dire: ovviamente – l’uomo della Langstrasse di Zurigo, al secolo Sergio Maspoli figlio di Pietro e padre di Silvio Flavio, per via di un concorso radiofonico cui Franca Canevascini prese parte e nel quale ella primeggiò diventando volto e cuore di tante “pièce” dialettali. Di trasmissioni in etere s’ha da serbar ricordo almeno per “Il minestrone”; di catodo, invece, il “Cosa bolle in pentola” (Bigio Biaggi finxit); sui palchi, non meno di tre annate con i magistrali interpreti del “Cabaret della Svizzera italiana”; nell’editoria, libri di cucina concepiti con sapiente dosaggio di ingredienti, il cuore soprattutto.

Il congedo da Franca Canevascini avrà luogo mercoledì 18 marzo, con inizio alle ore 11.00, al crematorio di Locarno-Riazzino.