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L’editoriale / Del colpo non accorto, andava combattendo, ed era morto

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Se senti che un tizio dice che ci sono tre gruppi in lizza per il subentro nella proprietà del Bellinzona calcio, con la memoria vai all’inizio di luglio 2013, “Firmato il contratto con una cordata europea, gente importante, i quattrini arriveranno sul nostro conto domani o doman l’altro”; le parole di ieri venivano da Gabriele Giulini, le parole di oggi giungono fresche fresche da Juan Carlos Trujillo, già presidente l’uno, già presidente l’altro.

Se senti poi che il medesimo tizio, quand’ormai si è alla fine della seconda decade di maggio, afferma che serve una barca di quattrini (facciamo un milione e mezzo di franchi) solo per arrivare a fine giugno, cioè alla chiusura dell’esercizio, ti basta un corso rapido da sottoparafiduciario su “TikTok” per arrivare con lo spannometro a stabilire che il buco finanziario, nel caso i creditori fossero saldati al 100 per cento, pesa 100 volte (con avanzo) il bilancio annuale d’una squadra di hockey che punti a salire dalla Terza alla Seconda lega.

Se senti inoltre che lo stesso tizio cassa “tout court” un candidato potenziale – ma dalla credibilie sostenibilità economica, come dimostra la non poco tumultuosa esperienza d’ormai quasi un quarto di secolo – e con qualche motivo imprenditoriale per tenere un piede in Ticino, con il cuore sanguinante ti interroghi sulle reali intenzioni di colui che sta per saltar giù dalla tolda della nave.

Se senti ancora che lo stesso tizio si lamenta perché, arrivando or è meno d’un anno a fare il padrone del vapore, contava di avere mano libera su squadra giovani strutture città e magari anche l’appalto per la gestione del “Rabadan” oltre alla direzione del coro della Chiesa evangelica riformata ed invece si è sentito tradito dalle istituzioni a suo avviso latitanti e dagli “sponsor” a suo avviso assenti, pensi che in certi posti circola poca cultura letteraria di base e che insomma qualche copia di un certo libro di Carlo Lorenzini detto Collodi, riferimento specifico ad una certa vicenduola in cui ballano quattro zecchini seppelliti nel Campo dei miracoli e che, se debitamente innaffiati, si moltiplicano su un albero a crescita iperrapida.

Se senti infine che a Bellinzona sponda calcio lo stesso tizio afferma: “All’85 per cento la squadra sarà salva”, intendendosi ai nastri di partenza della terza serie nazionale dopo la retrocessione dalla Dnb, quel 15 per cento residuo ti spinge a cercare gli indirizzi di un Pesciallo o di un Andreetta, chi voglia cogliere la metafora.

Post scriptum – Quanto avete letto, sulle prime, era stato concepito nelle forme del canonico “Pala & piccone”, con la chiosa del “Meglio soli che male accompagnati”; poi si è pensato al fatto che una nuova sparizione dell’identità granata dai “radar” causerebbe irritazione e rammarico e dolore a Bellinzona, ed in Ticino, ed in una bella fetta della Svizzera e magari anche in qualche angolo del mondo. Ed allora, fuori tutto il fiele ma lasciandosi aperta una porticina per la speranza. Certo che (omissis, omissis, omissis).