Fuori, Patrick Fischer: quella era la sua panchina, e se la scordi; quella era la sua scrivania, e le risparmiamo la fatica di svuotare i cassetti, del resto non avrebbe molto da portare via. Fuori: non per i risultati (mai vinto nulla, a dirsi il vero, in due lustri), ma per lo scandalo di un falso ideologico imposto con sicumera ed a dispregio della salute propria e della pelle del prossimo; e vabbè, uno può anche accettare per sé il rischio di tornare al Creatore, ma è grave il mettere a repentaglio chi sta all’intorno dando ad intendere che un problema non si dà né si darà. Fuori, e sùbito: così è stato decretato, non essendovi più nulla su cui mediare, nulla su cui discutere, nulla su cui trattare.
Balle spaziali (e faccia di tolla) – Ad un mese esatto dai SuperMondiali di hockey su ghiaccio, evento conquistato dalla Svizzera per la Svizzera ed in nome della Svizzera, la Nazionale rossocrociata si separa bruscamente dal selezionatore che già ed invero sarebbe stato all’ultima esperienza in tale ruolo, non avendo egli rinnovato il contratto ad inizio dicembre 2025. Circa uno specifico agire di Patrick Fischer, difatti, nello spazio di 48 ore si è passati dalle voci alle ammissioni e dalle ammissioni all’altrui irritazione e dall’altrui irritazione alla cacciata: motivo dell’interruzione del rapporto di lavoro, che per la conduzione della massima rappresentativa rossocrociata era in essere dal 2015 dopo un periodo – dalla stagione 2012-2013 – nel ruolo di assistente delle selezioni “Under 19” e “Under 20” ed anche con la prima squadra, le false attestazioni all’epoca prodotte dal soggetto, e dunque “suapte manu” cioè senza intermediari e senza intromissioni di terzi, circa le vaccinazioni contro il Covid-19. Covid-19, esatto; fatti risalenti ormai ad un periodo fra i cinque ed i quattr’anni or sono, certo: in vista delle Olimpiadi di Pechino nel 2022, l’ora 50enne ex-stella della Lna (225 goal e 352 assist in 756 partite nel corso di 16 campionati tra Zugo, Lugano e Davos, due titoli svizzeri, due “Spengler” vinte) e transitato anche in Nhl (a Phoenix) ed in Ahl (a San Antonio) ed in Khl (a San Pietroburgo) presentò certificati attestanti il pieno, totale, incontrovertibile rispetto delle norme sanitarie condivise. Trattavasi invece di carte che non valevano l’inchiostro usato per la stampa, farloccherie scaricate da InterNet ed anzi ordinate per tramite di un servizio di messaggeria di “Instagram”, roba che ad un occhio attento non sarebbe dovuta sfuggire. Ed invece i documenti scivolarono agevolmente o sfuggirono all’attenzione di chi era deputato a controllare, Patrick Fischer partì per la Cina, il trucco funzionò. Sino all’altr’ieri.
Il vero e il falso – Tra l’altr’ieri e stasera, infatti, la magica bugìa di Patrick Fischer (il quale avrà avuto motivi suoi per non vaccinarsi, sia chiaro; peccato che avesse affermato “coram populo” di essere intenzionato a farlo e peccato che dalle carte risultasse il suo averlo fatto) è esplosa con l’effetto che produrrebbe una sfera a specchi – avete presente le palle rotanti appese ai soffitti delle discoteche? – abbattutasi sul pavimento: pezzi dappertutto, schegge che colpiscono e che feriscono, gente costretta a mettersi al riparo ed a prendere le distanze, fisicamente parlandosi. Perché una cosa è l’essere licenziati per insoddisfazione del capoofficina, un’altra cosa è il trovarsi con la valigia sul pianerottolo per intervenute divergenze di opinione o per incompatibilità di carattere ed un’altra cosa ancora è il siluramento che si traduce in un licenziamento in tronco con aggravio di colpa grave e di una quantità di cosucce che verranno, come da decisione assunta in sede federale – dove l’imbarazzo aveva ormai raggiunto dimensioni da slavina – e comunicata attorno alle ore 19.30, giusto sulla sigla d’inizio dei tiggì di Srf e collaterali; il che è anche giusto, nel senso che senza un’inchiesta condotta dai colleghi della Srf la vicenda non sarebbe venuta alla luce, o magari qualcosa sarebbe filtrato ma non nei termini che conosciamo, ed allora questa è una almeno minima compensazione per lo sforzo.
Errore di prospettiva – Direte: quale sforzo? Ecco: quando l’altr’ieri all’improvviso comparve sul sito InterNet della Federazione una lunga, ponderosa, persino noiosa e stucchevole “presa di posizione” da parte di Patrick Fischer circa quello che egli volle definire come un “errore”, un “errore grave”, un “errore di cui mi assumo la responsabilità”, un “errore all’insaputa” dei colleghi e dei datori di lavoro, et similia, sorpresi alquanto furono molti, se non tutti, nel mondo discatorio e nell’universo sportivo ed anche in altri àmbiti; per il fatto in sé, ma anche per quella che pareva – si perdoni l’apparente contraddizione – un’uscita estemporanea “ex-post”, molto “ex-post”, troppo “ex-post”. A tale dichiarazione, in realtà, Patrick Fischer si era sentito costretto quale atto pre-difensivo perché il caso stava per detonare a mezzo stampa, cioè sulle risultanze di un’inchiesta condotta da colleghi della Srf che avevano avuto anche notizia di un procedimento Nelle intenzioni dell’uomo forte alla transenna, la dichiarazione nelle forme di un comunicato e di un video sarebbe giunta sia a sanare il pregresso “in radice” sia a disinnescare la bomba mediatica sotto la sua poltrona; un’ammissione “volontaria” di colpa fa sempre il suo effetto e poi, per san Gretzky e per il beato Crosby, del Covid-19 e dei suoi effetti troppi sembrano essersi già scordati. Di più: per tale falsificazione di documenti che era sconosciuta al mondo tranne che a lui stesso e ad un procuratore pubblico in quel di Lucerna, Patrick Fischer era stato condannato con decreto di accusa; pena pecuniaria, mica poco, 38’910 franchi tutto compreso e senza condizionale; se messo all’angolo, egli avrebbe potuto dire di aver ben compreso ed anche di aver già espiato, cioè pagato caro e sulla sua pelle e dal suo borsellino, dunque scusatemi ancora e voltiamo pagina e puntiamo la prua del naviglio verso nuovi orizzonti.
“Game over” – Di diverso avviso, invece, chi alla regìa della Federazione svizzera sta, fors’anche per via dell’inchiesta nel frattempo annunciata dai vertici della Federazione internazionale; e si direbbe, a sensazione, che la storia sia tutt’altro che ai titoli di coda. Sic transit gloria mundi, soprattutto quando gloria mai vi fu. Spiaze (forse. Gli è che subentra Jan Cadieux. Dio ci salvi).
















































































