Home CRONACA Covid-19 alle medie di Losone, mezzo equivoco e tutti in classe

Covid-19 alle medie di Losone, mezzo equivoco e tutti in classe

A tutto e di tutto si poteva pensare, in un caso di contagio qual è quello annunciato ieri (e riportato anche dal “Giornale del Ticino”) da fonte ufficiale, fuorché il “Ci siamo sbagliati, il problema esiste ma abbiamo fatto confusione”, virgolettato di sintesi per riassumere un imbarazzo che forse hanno provato all’Ufficio del medico cantonale, e che di sicuro proviamo per conto terzi, non a caso scegliendosi qui, per atto pietoso e misericordioso, di ridurre e di comprimere l’irritazione. Avete presente, sì, l’imposizione della quarantena agli allievi di un’intera classe delle scuole medie a Losone, causa contagio subito – ed ancora non si sa in quale luogo e da quale persona ed almeno in quale contesto – da un ragazzo che poi si sarebbe trovato a condividere tempi e spazi con vari coetanei durante un’esperienza “extra moenia”, oh insomma, durante una gita con pernottamento fuori sede, come per l’appunto ci venne raccontato e come riferimmo? Beh, obliterare e cancellare e dimenticare: ieri sera tutti in quarantena, già nelle prossime ore il rientro in aula per le lezioni “in presenza”, nessuna eccezione (tranne il contagiato, vabbè, quello fa titolo e testo a sé stanti), nessuna obiezione. E perché? Perché hanno preso lucciole per lanterne, e lo dicono, e manco si scusano.

Per stare proprio al racconto da disegnino elementare, l’informativa sul contagio alle scuole medie di Losone – primo caso nel ciclo dell’obbligo, terzo caso nel sistema ticinese (dopo quelli del “Centro professionale commerciale” in Locarno e della “Scuola cantonale di commercio” in Bellinzona) dal giorno della riapertura – era pervenuta in nota congiunta da Dipartimento cantonale sanità-socialità e Dipartimento cantonale educazione-cultura-sport, previa consultazione con i vertici dell’Ufficio del medico cantonale. Nello stesso tempo, con criterio di urgenza era partita la comunicazione alle famiglie degli studenti, perché ben sappiamo che l’applicazione di una quarantena richiede apporti conoscitivi e di impegno da parte di terzi; e con tale stato dell’arte s’andiede a dormire, non poco preoccupati, tra l’altro. Ma stamane tutt’altro sole forse splendeva nel cielo di Losone, se è vero che “dopo altri accertamenti” è stata revocata “tout court” la quarantena di classe, sicché la ripresa della frequenza alle lezioni ha luogo già da domani mattina, ed in tal senso sono stati informati i familiari dei ragazzi; i quali familiari, costretti dall’imponderabile ad organizzarsi sui due piedi per tutto ciò che è afferente alla quarantena e forse appena giunti a trovare una soluzione, sono stati in pratica costretti a smontare quel che avevano appena montato. Il problema, in sostanza, non era da considerarsi tale, e la quarantena era del resto stata proclamata “a titolo precauzionale”, come viene ribadito con petulante precisazione (beh, sarà stata anche “a titolo precauzionale”, ma non per questo essa risultava aggirabile o da prendersi sotto gamba o, peggio ancora, da ignorarsi); tutto dipese dall’“informazione ricevuta (e) relativa ad una gita di classe con pernottamento svolta nei giorni in cui i contatti stretti dell’allievo positivo” erano da considerarsi “a rischio di contagio”. Appunto, quel che sapevamo; o no? No, ci dicono ora: “Su questo scambio di informazioni vi è però stato un malinteso”.

Pardon? Malinteso? Tutto l’ambaradan messo in piedi senza un motivo reale? Prendiamo una seggiola ed accomodiamoci per sentire lo spiegone: “Il ragazzo era sintomatico dal venerdì della settimana scorsa, mentre l’uscita della classe con pernottamento si è in realtà svolta non nei giorni immediatamente precedenti, ma una settimana prima”. Come dire che qualcuno, prima di diffondere una notizia da farsi prendere nella giusta considerazione – giusta: nulla di più, ma anche nulla di meno del reale – e per la quale era stata lanciata una quarantena pur stante di un solo caso (secondo prassi dichiarata, ci vorrebbero due contagi nella stessa classe; “precauzionale” ma davvero allarmatuccia, dunque, tale istanza…), non si era preoccupato di controllare sul calendario ed aveva preso una settimana per l’altra, e solo ad una seconda indagine tale discrepanza saltò fuori imponendo una retromarcia con “effetto domino” su studenti e parenti e tutori e, di transenna, dirigenti della struttura scolastica, ché tra la presenza di una classe e la sua assenza corre quel minimo scarto, non foss’altro che per ragioni organizzative. Vabbè, il punto è dato. Tutto risolto, allora, con la ricomparsa degli scolari quarantenizzati (con i timori annessi) e dequarantenizzati nel volgere di 36 ore? Non ci crederete, ma no. “In cauda” apprendesi infatti che altri ragazzi della classe in questione “erano però assenti da scuola negli scorsi giorni”; circa il motivo dell’assenza nulla viene detto e nessuna ipotesi viene suggerita o lasciata trasparire, e capirete che le informazioni confuse nella nebbia valgono più o meno quanto quelle fallaci. Ma un campanello d’allarme suona: ciascuno degli scolari già assenti è stato invitato “a valutare con il proprio medico l’effettuazione del “test” diagnostico”. Valutare? Su quale base? E quale messaggio sarebbe mai, questo?