Home NEWS IN HOME 25 marzo 1951, il primo “camping”. Da Mappo allo storico “Verbano”/4

25 marzo 1951, il primo “camping”. Da Mappo allo storico “Verbano”/4

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(quarta parte)

Di quel che avvenne, lustro dopo lustro, formano più che discreta prova le cronache in stampa regionale e nazionale e poi internazionale; su Tenero, ad un certo momento, si diressero gli olandesi (visto, Alois Bussmann, che quegli imbarchi con la “Compagnia delle Indie” erano stati utili?), ed i germanici in massa, e gli ungheresi (sissignori, gli ungheresi, unici a poter godere di un minimo di libertà in escursione al di qua della “Cortina di ferro”), e le esigenze crebbero anche per via del fatto che ciascuno portava con sé qualche abitudine. C’è tuttavia un’altra fonte, per ora inedita ma in corso di esame per eventuale pubblicazione, ed è una sorta di libro mastro tenuto prima da Alois Bussmann e poi da Peter Bussmann ed infine da Manuela Bussmann: non il semplice diario sugli accadimenti, ma uno zibaldone in parte generato dai titolari ed in parte prodotto dagli ospiti, foto di feste, liriche inviate da visitatori, testimonianze di ogni genere e magari, da qualche parte, spunterà anche un messaggio che racconta dell’amore sbocciato tra un centralinista assunto per la stagione ed una ragazza arrivata da Hannover, “Ci vedremo l’anno prossimo, lo spero, ti penso”. La Babele delle lingue, bianco-e-nero delle immagini alternate al “technicolor” nebbioso delle cartoline, insomma.

A ciascuno il suo, e qualcosa in più – Dal compendio si intuiscono il passaggio logico e la perfetta continuità storica dell’esperienza: nel 1966 l’uscita dall’area di Mappo e l’avvio contestuale del “Camping Verbano”, che vivrà fino alla terza decade di agosto 2008 avendo ormai diffuso il verbo, tanti furono di tale esperienza gli emulatori. In ditta Alois Bussmann ed il figlio Peter, quest’ultimo proveniente da formazione come disegnatore tecnico: un mestiere che con l’accoglienza turistica c’entra più di quel che sembra, perché un campeggio è tutto fuorché stasi, ogni metro quadrato diventa importante, per ogni metro quadrato serve una rimodulazione costante, e per ogni isola di “camper” e di tende occorre garantire equo accesso ai servizi, non che Tizio goda della doccia a tre metri dalla tenda mentre Caio si trova costretto a sgambare per un quarto d’ora. Altro ancora portò Alois Bussmann, che ragionava secondo il metro dell’“A ciascuno ciò di cui ciascuno ha bisogno, ma aggiungiamo ogni anno un pezzettino”: sua la richiesta di politiche turistiche funzionali alla bisogna, suoi gli atti che condussero all’introduzione della tassa di soggiorno a beneficio della collettività. In casa, sulla constatazione del fatto che non tutti avevano propriamente l’abitudine di pulire dove avevano lasciato i rifiuti, anche l’avvio della raccolta differenziata del vetro con ottimi strumenti di… persuasione al fine di ottenere la restituzione dei vuoti delle bottiglie.

Addio da nessun posto – La storia sarebbe potuta continuare, di generazione in generazione; la storia si interruppe invece nel 2009, dopo che gli eredi della proprietà del sedime avevano chiesto di tornare nella disponibilità dei terreni. Fu un addio triste, solitario y final, con festa di congedo nell’ultima sera, allegria da naufraghi all’intorno, demoralizzanti persino i musici strapagati e che tuttavia diedero pessima prova di sé, quasi che volessero svignarsela in anticipo come il Pasquale Coppola voce solista dell’“Orchestra Mario Canello” nel tragico Capodanno del ragionier Ugo Fantozzi. Vabbè: era il meno, fu il meno.

La memoria e l’eredità – Serve a nulla, l’essere i primi, se non si lascia una traccia e/o se non si rivendica solo il giusto: massimo esito, in tal caso, il rimanere nella storia come un qualunque Esaù beffato da Giuseppe per il canonico piatto di lenticchie. Di una cosa potrà essere certo Alois Bussmann, quale che sia l’angolo del Paradiso in cui egli si trova e di sicuro con l’abitudine di far progetti da sottoporsi al vaglio di san Pietro: quel suo progetto di “camping” dalla vocazione internazionale divenne modello imitabile e da imitarsi, sin da sùbito. Già nel 1952, non sul Verbano ma sul Ceresio, un paio di microaree “spontanee” e poi la bandiera del Tcs alla Piodella di Muzzano, struttura sotto la direzione di Karl Wyden; l’effetto di propagazione a macchia d’olio sarebbe stato fotografato nel 1963 con l’evidenza di complessivi 21 campeggi nel solo Locarnese, per un’estensione pari a quasi 38 ettari, e di 69 campeggi nell’intero Ticino, 77.52 ettari resi fruibili ed 8’912 tende. A cavallo tra i soli territori comunali di Terero-Contra e di Gordola, ed in effettiva saldatura geografica (la connessione veicolare, oggidì, è data dal cosiddetto “Ponte dei pomodori”), il picco fu raggiunto con nove strutture; una di esse, il “Da Giorgio”, dovette soccombere alla costruzione di un tratto della T21 (fine. In immagine – esclusiva per “Il Giornale del Ticino” -, Alois Bussmann nel 1951, sulla soglia dello stabile al centro del primo campeggio, sulla testa il berretto con il simbolo “Tcs”).