(terza parte)
Era imprenditore, sì, Alois Bussmann, che al tempo dell’inaugurazione di quel primo campeggio si trovava già nella maturità dei 51 anni; ma era imprenditore “naturalmente” orientato al nuovo, e che qui volle privilegiare il senso e la dimensione dell’esperienza. “Very very confederatto”, avrebbe detto e scritto di lui, parecchi anni dopo, un ospite inglese per nascita e vissuto a lungo in Svizzera interna, quasi a sottintendere che, come sempre, le migliori decisioni di un “confederatto” si basano sul reale e di sicuro la quintessenza di una Tenero con potenziale turistico era data da sole, lago ed accessibilità, il tutto fornito gratuitamente dal Padreterno. Come nel giochino della “Settimana enigmistica”, occorreva solo l’inchiostro di una penna per tirare linee tra i puntini in modo da far spuntare il disegno nascosto: lo fece, appunto, quel discendente dei Bussmann lucernesi, dinastici anche in politica e nel clero ed ancoratisi da più di mezzo millennio e quasi “ab immemorabili” fra lo Stäublig di Sigigen in Ruswil e fra il Seeblen ed il Lindenhof di Hergiswil bei Willisau, ma da sempre affamati di conoscenza e di scoperte, vivacissimo tuttora – anche in relazioni quotidiane, thank you Mister Facebook – il dialogo con cuginame vario del ramo bairense, notevole l’insediamento canadese; e non saremmo forse qui a parlare della nascita dei campeggi in Ticino – okay, non esageriamo: qualcuno ci avrebbe pensato, prima o poi, si spera – se per caso Alois Bussmann, dopo essersi imbarcato quale giovanissimo e talentuoso cuoco di bordo su navi passeggeri che si spingevano sino a doppiare il Capo di Buona Speranza ed il Capo Agulhas in circumnavigazione dell’Africa, avesse continuato ad accettare ingaggi e ruoli di sempre maggior importanza alle dipendenze di una tra le varie “Compagnie delle Indie”, controparte olandese, e vabbè, si disse, impareremo anche qualcosa di olandese, chissà che venga utile un giorno. Da un emisfero all’altro, e ritorno, ed affascinante è infatti il racconto che si fa strada nel repertorio di libretti di lavoro e di altri documenti testimoni della vita avventuosa di Alois Bussmann, tutti materiali che sono stati conservati dall’unica discendente diretta con tale cognome ossia Manuela Bussmann nipote di Alois e figlia del di lui figlio Peter: dalle acque dell’Atlantico si passa alle acque del Reno, piena Sciaffusa ad un passo dalle cascate, qui l’apertura e la conduzione di un ristorante (che purtroppo non esiste più da qualche anno, al suo posto un “fast food”, segno dei tempi); poi il bisogno di un altro cambiamento, sempre sulle acque, sempre a contatto con l’elemento primordiale (si noti: oceano cioè mare, poi fiume, poi lago. Ma lago era stato anche all’origine, lo specchio del Soppensee in fregio a Ruswil, ed appena oltre ecco l’immaginifica estensione sul Sempachersee. Cose, dicono, che un lucernese serba nel cuore), da nord a sud, Ticino, e meglio il Sopraceneri centrooccidentale.
Un successo epocale – Qualche anziano che all’epoca era proprio bimbo potrà ancora raccontarlo avendo visto o, almeno, “de relato”: persone di ogni età incominciarono ad affluire alle rive del Verbano, chi via strada su quattro o su due ruote, chi via rotaia, chi a piedi. La fama crebbe con il passaparola e – sia dato giusto merito alla stampa – suilla scorta di “reportage” a metà tra cronaca ed elzeviro, tanta la curiosità dal cuore dell’Europa per quello strano villaggio che dal nulla tornava a respirare, ad ogni farsi della bella stagione, in forma di comunità dal dirompente consenso e che quasi sempre con il favore delle condizioni atmosferiche, ma a volte anche alzando la testa in direzione ostinata e contraria perché necessariamente ôl bèl vidé l’è poc lôntàn pur se sul Verbano girano procelle da tempesta squassabarche, e poi l’ottobre del Locarnese è un fine agosto dell’Altopiano, suvvia. Espansione da esplosione: una corsetta in avanti ci porterà numeri impressionanti, sino 2’200 tra tende, “camper” e “roulotte” all’acme dell’attività. Esisteva, a quel punto, una Tenero in quanto paese ed una Tenero-due in quanto “camping”, nel frattempo già ridenominato in “Lido Mappo”; i conti sono presto fatti, si pensi anche all’indotto riversato sulla fascia sino a Locarno ed oltre. Il sogno si materializzò insomma come era stato preconizzato: rivoli, torrenti e fiumi di ospiti in arrivo da ogni dove ed attratti dalla magìa del luogo oltre che da un’offerta di soggiorno a prezzi abbordabili. Ed un giorno, ben presto, avrebbero preso forma un’autostrada capace di tagliare la Svizzera da Basilea a Chiasso ed una dorsale egualmente a scorrimento veloce in calata via San Bernardino sino al Locarnese. Ben presto, vabbè: da quella domenica 25 marzo 1951 sarebbero in realtà corsi cinque lustri esatti prima che cadesse l’ultimo diaframma nello scavo della galleria al San Gottardo, ed altri quattro anni e mezzo sarebbero passati prima che l’arteria venisse inaugurata; Alois Bussmann non ebbe modo di assistere essendo venuto a mancare già nel luglio 1972, ma in un certo modo a lui bastò l’aver “costruito” una destinazione turistica (fine terza parte. In immagine – esclusiva per “Il Giornale del Ticino” -, Alois Bussmann insieme con alcuni tra gli ospiti dei primi anni del campeggio).
















































































