Home CRONACA Via dal Covid-19, fase “uno e un quarto”: energia alle industrie

Via dal Covid-19, fase “uno e un quarto”: energia alle industrie

Allora, e no, non stiamo tenendo le dita incrociate dietro alla schiena (anche se la tentazione ci sarebbe, “et pour cause”. Che cosa sappiamo oggi circa il domani?): caschi il mondo e giurin giurello, da lunedì 4 maggio il Ticino si allineerà in tutto e per tutto a quel che Berna dispone in materia di rientro dalla fase acuta causa epidemia covidiana. Ci allineeremo in nome della coesione nazionale, ci allineeremo per esigenza superiore, ci allineeremo perché in fondo una prima finestra di crisi avevamo ottenuto (prendendocela con senso di responsabilità) ed un’altra finestra di crisi abbiamo ottenuto nelle scorse ore (chiedendo con gentilezza); un “Sonderfall”-ter non datur, non lo si vuole, e si spera che nulla intervenga a metterci nei guai in modo che si debba cambiar pensiero. Nel mezzo, due settimane e frammenti in cui buttar dentro progettualità, dinamismo e speranze, sapendosi che purtroppo si va a spendere anche il rischio di avere a che fare con sempre possibili sgusciamenti tra le maglie (insomma, va bene la fiducia nel prossimo, ma o per distrazione o per malizia qualcuno, ahem). Direte: altre due settimane di manette e di limitazione della libertà personale. Si risponde: embè, sì; spiace, si arriverà in pratica a due mesi dal momento in cui era stato dichiarato lo “stato di necessità”, ma o si butta via la sola acqua sporca o con essa si butta via il bambino.

“Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, un fiorino” sia dunque il nostro viatico in questo peregrinare verso la Terra promessa che è – sarà, sarebbe; purché sia – il ritorno ad una cosa vagamente prossima alla normalità. Teniamo come base quel che sappiamo ad oggi, e precisiamo allora che restano chiuse tutte le strutture turistico-ricettive, fatta eccezione per i campeggi e per gli alberghi con autorizzazione alla gerenza valida per oltre 50 persone, ma solo se sono accolte persone che svolgono attività pertinenti alla gestione dell’emergenza (solite condizioni: massimo 50 ospiti compreso il personale per così dire “fisso”, norme igieniche cosiddette “accresciute” con distanziamento sociale tra le persone, sia che esse si trovino all’impiedi sia che esse stiano sedute, niente bar, niente aree tipo “fitness”, eventuale ristorazione limitata all’interno); sino a 15 persone – ecco il discorso del Ticino che “apre” con moderazione, grado due o tre su una scala di potenziale 10 – sui cantieri all’aria aperta o al coperto e nelle attività di estrazione e di lavorazione della pietra naturale, con possibile deroga in estensione nei casi di urgenza e/o di preminente interesse pubblico (a decidere sono i responsabili dello Stato maggiore cantonale di condotta). Novità (prefigurate) sul comparto secondario: dandosi per scontato quel che si aveva in varie filiere, dal sociosanitario al chimico-farmaceutico al medicale all’alimentare, e cioè il necessario pieno funzionamento ad ordinarie condizioni di sicurezza, nelle altre imprese a carattere industriale sarà possibile un incremento della forza-lavoro, previa richiesta allo Stato maggiore cantonale di condotta e su concessione conseguente, qualora il numero dei dipendenti da utilizzarsi contemporaneamente risulti superiore a 10 unità ed a valore coincidente con il 60 per cento del personale attivo a regime ordinario o superiore a tale quota. Un po’ di spinta c’è, dicasi pertanto che la fase “uno e un quarto” fa rima con energia al secondario comparto.

Controlli saranno effettuati da agenti di Polcantonale, Polcom ed altri corpi; norme in vigore da lunedì 27 aprile e sino alle ore 24.00 di domenica 3 maggio. Circa quel che si porrà poi, si ribadisce: Ticino così come Berna vuole, “se non vi saranno repentini cambiamenti sul fronte sanitario”. Se, e l’ipoteca è pesante.