Home CRONACA Truffe al cambio, quattro colpi riusciti su 10 tentati. E poi, manette

Truffe al cambio, quattro colpi riusciti su 10 tentati. E poi, manette

Se vi state dicendo che no, dai, non può essere che operazioni criminali del genere riescano ancora nell’anno 2021, e che quindi è logico che gli autori di simili imprese si incastrino da sé consegnandosi quasi volontariamente non alla storia e nemmeno alla leggenda ma soltanto al sistema penitenziario di qualche Paese; se vi state dicendo – ed avete ben ragione di porvi una simile domanda e di darvi una simile e ponderata risposta – che non è nemmeno possibile che una vittima designata non si accorga dell’essere stata presa di mira e messa in mezzo; se questo è il vostro sensato ragionamento, beh, vi lodiamo per la fiducia che nutrite ancora nell’umanità “in genere” e nell’immediatezza della giustizia ma ci corre l’obbligo di deludervi cioè di raccontarvi che purtroppo i lestofanti della truffa al cambio sono in giro, colpiscono ed imperversano. Magari non sempre portando a casa il bottino, ma spesso (in ogni caso, sempre troppo spesso) trovando un bersaglio e portandosi via ranno e sapone: come avvenuto in tempi recenti, e sino a martedì scorso, nel caso di due sgraditi e sgradevoli ospiti temporanei del Canton Ticino, rumeno abitante in Italia l’uno, rumeno residente formalmente in Romania l’altro, 26 e 35 anni le rispettive età. Sino a martedì scorso, si diceva, perché in quel momento – ma lo si apprende solo oggi dagli ambienti del ministero pubblico – la solida carriera delinquenziale di entrambi i soggetti subì uno smacco e si incrinò sul “clic-clac” delle manette.

Dei fatti si racconta a ritroso, con avvio dunque dall’epilogo: che situasi in quel di Biasca, dove il 26enne ed il 35enne stavano tentando uno dei soliti trucchetti per disorientare l’interlocutore. Interessa la dinamica abituale, sì? Abbiamo tempo e voglia, dunque proviamo a ricordare qual è il “modus operandi”: Tizio e Caio entrano in un negozio, scelgono un prodottino da prezzo modesto ma non irrisorio per non dare troppo nell’occhio, uno dei due mette mano al portafogli e cava fuori il tipico millozzo in foglio unico, bella fortuna l’avere in tasca un nipote del formicone ma sfortunaccia disdettaccia proprio il trovarsi con questo pezzo e con null’altro, eh vabbè se non ha da darmi il resto dovranno rinunciare a comperare quell’articolo e sì che piange loro il cuore, ci tenevano e ci terrebbero tanto, non è che lei signorina commessa così gentile e simpatica potrebbe spezzarmi la banconota? Beh-ma-certo-signor-cliente, Lei mi lascia un po’ a secco con le riserve di giornata ma provvedo seduta stante e persino all’impiedi, figurarsi se mi trituro una vendita già fatta. E mentre la menzionata signorina commessa così cortese ut supra inizia a contare le banconote di taglio minore quale differenza da restituirsi, ecco il prodigio: da quel portafogli, avarissimo sino a poc’anzi, spuntano due pezzi da 50 o tre da 20, signorina signorina facciamo così, le diamo il 50 e la togliamo dall’imbarazzo, aspetti, no, pago con due da 20. Poi un po’ di manolestismo unito all’effetto-sorpresa (ah, chiaro: l’intera scenetta si esaurisce in manciate di secondi) ed al continuo andirivieni del compare che funge da spalla al primattore muovendo l’aria ed interloquendo con facondia mista ad interiezioni snervanti, e l’altrui distrazione di durata pari a tre secondi basta ai truffatori per prendersi oggetto e lauto margine sovrabbondanziale (cioè un resto più consistente rispetto alla banconota o alle banconote messe sul tavolo), e quando la commessa si accorge della fregatura, beh, hai voglia a chiamare aiuto.

Non che l’artificio funzioni sempre, ma sentite un po’: i due tizi, cui non difetterebbe esperienza anche nella variante “alta” del giochetto vale a dire il cambio secco allo sportello di un ufficio-cambi, godevano di statistiche notevoli quanto a successi nel brevissimo periodo, ossia almeno quattro truffe messe a segno su una decina di tentativi nel volgere, a spanne, d’un paio di settimane e sempre in Ticino. Riferisce, una fonte ufficiale, che a spezzare la catena è stata una persona trovatasi a tu per tu con i due soggetti e che, compresa al volo l’antifona, salmodiò rapidamente via cellulare trovando risposta ed intervento dei poliziotti; i quali, pare di capire, giunsero sul posto in tempo utile per vedere la coda dei due malviventi e per fermarli. Nelle carte, con “dossier” aperto davanti alla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, la primaria accusa per truffa; accertamenti sono in corso, trattandosi di capire quanti colpi i due abbiano messo effettivamente a segno; a tale proposito, sollecitata la collaborazione di eventuali vittime del tentato raggiro e che non abbiano ancora avuto modo di presentare denuncia.