Home CRONACA Rapinò tre distributori sul confine. Condannato, ma del complice non parla

Rapinò tre distributori sul confine. Condannato, ma del complice non parla

Tre le rapine ai danni di stazioni di servizio sul confine, sempre a Brusino Arsizio perché era comodo comodo rispetto alla linea di frontiera su territorio meglio conosciuto; tre le assunzioni di responsabilità. E tre gli anni (più 10 mesi) a lui inflitti oggi, in sede di Assise criminali a Mendrisio, per quei colpi che l’uomo intende mettersi alle spalle, una volta espiata la pena, avendo dichiarato e ribadito l’intenzione di tornare ad una vita aliena dal crimine. 37 anni, residente nel Varesotto, arrestato nel 2019, sino ad ora rapinatore con “curriculum” crescente anche se pare che, durante i colpi, a minacciare e ad aggredire commesse e clienti fosse soltanto il complice; quel complice di cui mancano nome e identità, ché il reo è sì confesso ma si è rifiutato di collaborare appieno con l’autorità giudiziaria, pur avendone l’occasione. Al che, quantomeno, vien da pensare: proprio una bella compagnia si era scelto, costui, per andare in giro a grassare il prossimo, 91’600 franchi il bottino tra contanti ed articoli da fumo sommandosi quanto occorso venerdì 7 aprile 2017 ad un negozio di coloniali, domenica 5 novembre 2017 ad un “Piccadilly” e mercoledì 4 aprile 2018; bella compagnia, s’intende dire, se ora e soltanto ora spunta il timore per eventuali, possibili ripercussioni sui familiari, e quindi citus mutus pur sotto le sollecitazioni da parte del difensore d’ufficio che più di invitare ad una confessione completa, anche nell’ipotesi di uno sgravio della pena, non poteva fare.

Pentimento o non pentimento, ruolo più attivo o meno attivo, chi comandasse e chi fosse il subalterno, non è che nella sostanza qui conti più di quel tanto: sarebbe semmai il caso di ricordare che quello, fra i gerenti delle pompe di benzina, era un periodo di terrore, e che dai valichi impresidiati, per puntare alla cassa, entravano tanto professionisti in guanti bianchi quanto casi sociali da allarme rosso: gli uni, niente paura, non muovetevi e basta, prendiamo solo i soldi e ce ne andiamo, scusate l’incomodo; gli altri, schema molto “basic”, urlare e colpire, mostrare le armi da taglio e da fuoco, queste ultime a volte finte ma molto molto simili al vero e poi, sia detto, con l’occhio della canna della pistola lì a distanza d’un paio di metri non ci si mette propriamente a discutere con chi la pistola stia impugnando. Ed i due, di sicuro l’altro ma senza che da parte dell’ora 37enne vi fosse uno scatto d’ira all’indrizzo del collega o un subitaneo ripensamento con giravolta sui tacchi e fuga perché caro il mio complice non erano questi gli accordi ed invece si doveva fare tutto pulitino pulitino, della violenza fecero uso: minacce di morte, lama rivolta contro una donna gettata a terra, un ferimento, torsione del braccio di un’altra persona, aggressione e ribaltamento di un’altra ancora, dipendeva ed infatti dipese dalle circostanze.

Insomma: tre anni e 10 mesi per il reato di rapina aggravata in banda, come da computo su cui avevano convenuto Margherita Lanzillo procuratrice pubblica e Mario Bazzi legale dell’uomo, più espulsione dalla Svizzera per un periodo di sette anni, sono merce con cui chi subì quegli assalti viene ripagato in misura non equa. Ricordato tuttavia, e giustamente, un aspetto non secondario: il 37enne, che genio non è tanto che in corso di indagini il riconoscimento ebbe luogo anche grazie ad alcuni tatuaggi ripresi da una videocamera e – tsé – ritrovati sul profilo “Facebook” del rapinatore stesso, è destinato a subire un altro processo in Italia per reati non connessi e connessi, compreso quanto avvenuto nel “poi” del terzo colpo. E ri-raccontiamola, ‘sta storia da poliziottesco in deriva comica alla Tomas Milian, così come è stata riepilogata davanti a Francesca Verda Chiocchetti presidente della Corte: i due giunsero a Brusino Arsizio in auto, ed in auto se la svignarono passando dal valico di Porto Ceresio; ma forse un piano preciso per l’esfiltrazione non c’era, tanto che dal confine essi risalirono lungo la Valceresio sino al limitare tra il Comune di Bisuschio e quello di Arcisate, e qui si buttarono verso uno spiazzo e di meglio non trovarono che il dare fuoco al veicolo, che diamine, si sa benissimo che le fiamme coprono ogni traccia, l’ho visto in una puntata di “Colombo”. Certo, caro, come no; ne parleremo in aula fra qualche tempo, ti va?

Articolo precedenteContagi da Covid-19, in Ticino crescita costante. Ancora 18 i ricoverati
Articolo successivoVaccinazioni covidiane, “walk-in” straordinario per gli adolescenti