Home ESTERI Pala & piccone / La strana aritmetica del senatore varesino

Pala & piccone / La strana aritmetica del senatore varesino

Equivale a circa 92.5 milioni di euro il… montepremi in ristorni che rifluiscono dalla Svizzera all’Italia con riferimento all’anno 2019: cifra da massimo storico, nota è la base di riferimento, più frontalieri uguale più denaro di ritorno. A parere di Alessandro Alfieri, senatore in quota Partito democratico e nato a Varese e residente in area prossima al confine, tale somma “sarà il riferimento adottato per garantire l’invarianza di risorse ai Comuni di frontiera quando sarà ratificato il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera”, con il che consta che i soldi “non potranno essere meno”. Asserzione curiosa, e per due motivi: “in primis”, c’è il giochino – astuzia da comunicatori – sull’utilizzo di “invarianza”, termine che alle orecchie dell’ascoltatore o del lettore suona come “cifra fissa”; poi, l’assurdo del pretendere che in futuro le risorse da riallocarsi all’Italia siano in ogni caso almeno pari ai 92.5 milioni di euro indicati (dovrebbe essere così anche se per caso il numero dei frontalieri iniziasse a scendere? Suvvia).

E poi, senatore: si è accorto del fatto che circa 3.5 dei 92.5 milioni di euro, sempre al cambio lordo, sono non già ristorni ma semplice riconsegna di quei 3.8 milioni di franchi che l’autorità politica ticinese aveva deciso di trattenere per via dei debiti contratti da un fruitore di servizi, al secolo il Comune di Campione d’Italia? Eppure Ella dovrebbe saperlo, essendo stato interlocutore diretto del Ticino politico – nella circostanza, rappresentato da Claudio Franscella – or è un anno e mezzo. Così come Ella dovrebbe sapere che il nuovo accordo fiscale, ben che vada, durerà 10 anni e non di più e dopo il 2033 non comporterà più alcun ristorno per i “vecchi” frontalieri, mentre quelli “nuovi” dovranno di fatto rispondere al Fisco italiano (l’assoggettamento in Svizzera sarà limitato all’80 per cento sull’imponibile, ma il reddito verrà computato “in toto” su suolo tricolore con eventuale – ma tutt’altro che certa – garanzia di immediato credito di imposta su quanto pagato in Svizzera dal lavoratore).

Insomma: gran giro di parole, senatore, ma che vanno bene solo per quelli che sono abituati a dar spazio alla sua sesquipedale produzione di comunicati-stampa. Peccato che la realtà sia diversa, tanto diversa.

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