Home CRONACA L’editoriale / No, non è questo il modo di garantire la trasparenza

L’editoriale / No, non è questo il modo di garantire la trasparenza

Già si fece notare a più riprese, nei giorni scorsi, che in Ticino non tutto sta procedendo per il meglio in materia di tempestività e di chiarezza sul versante dell’informazione pertinente al “Coronavirus”: a titolo di esempio, stante l’intimazione – tra l’altro ribadita anche in un comunicato di ieri – a non prendere contatto con operatori ed allievi degli istituti scolastici in cui siano registrati casi di contagio e sia pertanto imposta una profilassi straordinaria. Le proteste ripetutamente espresse non hanno per ora generato esito alcuno; per contro, i vertici del Dipartimento cantonale educazione-cultura-sport (gli stessi che hanno imposto un ritorno a scuola senza “se” e senza “ma”) e del Dipartimento cantonale sanità-socialità (lo stesso che strategicamente si rimette al parere del medico cantonale, non sia mai che spunti un ragionamento eterodosso) annunciano che sarà data ancora comunicazione circa i casi di quarantene di classe, mentre non saranno più resi noti “casi di allievi o di docenti positivi” qualora da tali casi consegua “un numero inferiore di quarantene”, e difatti tale informazione verrà “gestita all’interno di ogni singolo istituto”.

Straordinaria e fulminante chiave di lettura, questa: l’informazione viene negata (persino soppressa, e lasciata sotto il pelo dell’acqua) su valutazione “ad libitum”, e si noti il fatto che ad una quarantena da “numero inferiore” – cioè ad una quarantena di cui non sarà più data notizia – potrebbe anche corrispondere l’effettiva quarantena di un’intera classe o di un gruppo con esperienza scolastica temporaneamente condivisa, ma sotto “escamotage” dal momento che, per dire, tre allievi erano assenti per ragioni familiari nel giorno in cui il contagio si stava rivelando. Quasi che la discriminante tra ciò che conta e ciò che non conta sia data da una cifra fuori contesto; per di più, quella valutazione “ad libitum” viene formulata in nome di non si sa che cosa (un’opinione personale?) e per indicazione di non si sa chi (un funzionario, un addetto, un leccabuste di Palazzo delle Orsoline a Bellinzona?) e sulla scorta di non si sa quale competenza (che, sulla scorta della decisione assunta ed esplicitata con tali parole, manifestamente non esiste. Informiamo ad ogni modo l’ideatore di cotanta idiozia che i fatti sono fatti al di là del suo grado di apprezzamento).

Detta allora fuori dai denti: siamo alle prese con un problema serio, siamo alle prese con qualcosa la cui dimensione nemmeno viene percepita dal mezzemaniche amministrativo in appagamento da orario fisso e magari in fregola da “home working” sempiterno; dunque, l’impiegatuccio non si azzardi nemmeno a dettare la linea ai cronisti. Ci saranno ovviamente quelli che preferiranno la pappa pronta ed il copia-incolla dei comunicati, ed i comunicati risulteranno in effetti sempre graditi, purché espressi come si conviene per buona norma dell’arte; non saranno per contro accettati né silenzi né atteggiamenti ostativi né comportamenti atti ad intralciare l’accertamento della verità e la trasmissione di tale evidenza ai cittadini. Nei limiti, sia detto anche questo, di quanto possibile e delle forze dei cronisti. Perlomeno, di quelli che ai loro molti limiti (e chi vorrà mai negarli?) si rifiutano di aggiungere comportamenti omissivi e silenzi complici.