Home CRONACA Lavizzara e Bavona, sgomberi agli sgoccioli. Dal cielo soccorsi e pericoli

Lavizzara e Bavona, sgomberi agli sgoccioli. Dal cielo soccorsi e pericoli

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO, ORE 14.59) Il settimo giorno, Dio si riposò. Ma qui, dove pur con l’invocazione alla Provvidenza e con il suo aiuto i mezzi sono e restano quelli dati dagli uomini agli uomini, il settimo giorno della ValleMaggia e delle convalli piagate dagli effetti del maltempo è né più né meno che un carico in più di fatica e di tamponamento delle disgrazie dell’oggi, nella speranza che si possa iniziare a ricostruzione già da un domani venturo sì, ma prossimo, e prossimo assaissimo: e con ampio anticipo rispetto alle previsioni è da considerarsi concluso il secondo sgombero dalle zone in cui, a rigore di previsioni meteo, piogge intense potrebbero tornare ad abbattersi nelle 24 o nelle 48 o nelle 72 ore, poco proficua l’occhiata al “radar” sul cellulare, gli indici di probabilità dei fenomeni atmosferici dalla gravità conclamata restano una tacca sotto il livello della certezza ma due tacche sopra il livello della stasi, della quiete, del “Nulla accadrà”. Del resto, alla trincea di Moghegno in Comune di Maggia sta piovendo da ben prima dell’alba – acquerugiola, pausa, piovasco, acquicella, nubi basse a coprire la vista sulla distanza dei 300-500 metri dal nucleo verso il costone dei monti oltre i quali sta la gemella Valle Verzasca, e dalle ore 9.35 le spruzzate che passano a scroscio – e dai prati in fregio alla Cantonale, sotto l’Antrobio e prima dei Ronchini di Aurigeno, delle ore 7.44 è stato il decollo del primo elicottero, andata e ritorno, quasi tutti saranno fatti rientrare via terra (questo il programma fissato e rispettato per oggi, da Prato-Sornico e da Mogno e dal Piano di Peccia dove sono registrati i maggiori disagi in materia di flussi relazionali, di contatti e di assistenza) ma con supporto dall’aria, così come esclusivamente per via aerea è stata coperta, cioè resa libera da persone che si sarebbero trovate in situazioni di potenziale pericolo, la Valle Bavona ad esclusione dell’abitato di San Carlo.

Sul campo, risorse umane – una menzione per gli specialisti della “Redog”, giunti già l’altr’ieri a garantire un supplemento di qualità nella ricerca dei dispersi lungo gli argini della Maggia, e ciò grazie uno specialista di localizzazione tecnica ed a due squadre con cinque cani ciascuna – e risorse tecniche e risorse basilari per l’altrui sussistenza, perché a monte della direttrice tra Cevio paese e la località Visletto ha luogo il solo transito di veicoli autorizzati lungo la passerella ciclopedonale adattata e rinforzata: se tutti affluissero lì rivendicando una qualsiasi esigenza appena appena al di sopra del banale, nell’una e nell’altra direzione le colonne risalirebbero sino a Bignasco da un lato ed avrebbero coda a Giumaglio dall’altro. Dallo Stato maggiore regionale di condotta dicono e non dicono; di certo, nell’ondata di richieste di permessi, qualcuno ha provato a far passare un bisogno che bisogno primario non era, o a chiedere che gli venisse concesso il passaggio “modulato” (velocità massima 10 chilometri orari, ogni volta una sola presenza sul ponte) benché il veicolo fosse eccedente per larghezza e/o per peso, considerato il fatto che quella portata da 35 quintali vale a tara compresa. Per le autorità operanti in stretta connessione, ma con ridotto margine di autonomia stanti alcuni ordini prioritari, di certo non facile la gestione dell’esistente: e dev’essere una condizione mentale problematica, per un sindaco e per coloro che lo affiancano, il trovarsi a far conto d’un territorio di competenza nel quale, magari su un tratto a sviluppo su 300 o 400 metri, nel punto “qui” lo stato dell’arte sia a regime e nel punto “là” si debba profilare un intervento urgente ma tale a impegnare cose e persone per lungo tempo. Questo, tra l’altro, dovendosi prestare la massima attenzione al pieno ripristino dei servizi ed al continuo controllo sulla loro efficienza.

Quanto al resto, il resto è purtroppo un velo di tristezza che si fa peso sul cuore: le cinque vittime sono dolore che taglia il corpo, i quattro che mancano all’appello sono un tarlo che assilla il cervello; chissà se, chissà dove.