Home CRONACA Berna “buca” sui confini. Con una blindatura all’acqua di rose

Berna “buca” sui confini. Con una blindatura all’acqua di rose

(ULTIMO AGGIORNAMENTO, ORE 19.01) Non è che, a questo punto, molto cambi; non è che, a questo punto, il provvedimento – più rumoroso che clamoroso – possa determinare effetti incisivi sulla lotta contro la diffusione del “Coronavirus”. Blindatura all’acqua di rose, per quanto riguarda i confini elvetici, quella che Berna ha deciso oggi nel contesto di una serie di nuove disposizioni di fatto solo correttive rispetto alle precedenti già adottate, essendo infatti rimasta una sorta di “zona grigia” su cui un portavoce di Palazzo federale, appena l’altr’ieri, aveva sostenuto non potersi intervenire; rispetto ad un potenziale sbarramento, difatti, le deroghe risultano talmente varie e numerose da vanificare nella sostanza l’entità della profilassi ricavabile. Ed infatti, a livello federale, quali notizie dalla maggiore rilevanza sono da considerarsi la chiusura di tutte le scuole sino a sabato 4 aprile (“rectius”, sino a lunedì 6 aprile; in Ticino, nel frattempo e dopo conversione “ad U” rispetto alle tesi da taluno sostenute sino a poche ore prima, tale intervento era già stato deciso) e dallo stanziamento di 10 miliardi di franchi a favore dell’economia, in modo da attenuare le conseguenze da Covid-19 (provvedimento interessante in materia di lavoro ridotto ma testualmente incompleto, non risultando al momento tutelate le fasce degli operatori “in proprio”), Vietate le manifestazioni su cui possano confluire più di 100 persone; limitazione a 50 persone per ciò che riguarda l’accesso ai ritrovi pubblici (sostanziale copia del modello già in essere a sud delle Alpi).

L’attenzione del Ticino era puntata invece sulla questione confinaria, tanto di più dopo l’inseguirsi di sparacchiate (giorni addietro, autentico “hoax” sulla “Handelszeitung”) e di smentite e di nuove illazioni, sino all’ipotesi di un testo drastico su cui la consigliera federale Karin Keller-Sutter si sarebbe trovata a lavorare ancora iersera. E fu così che la Jungfrau si trovò a partorire un topolino delle dimensioni d’un ciottolo da rive della Melezza: l’ingresso in Svizzera è ora vietato ai turisti mentre viene ammesso (e ci mancherebbe altro) chi sia cittadino svizzero in rientro dall’estero; passa inoltre chi dispone di un permesso di soggiorno, passa anche il traffico di solo transito, passano naturalmente le merci. E continueranno ad entrare, sempre con i vincoli di controllo da parte italiana (passaggio con permesso “G”; non sussiste invece più il problema degli studenti nel ciclo post-obbligatorio, essendo sospese le lezioni), i frontalieri; ridottisi per numero, sì, nel corso degli ultimi giorni, sicché al momento si può parlare d’un flusso nell’ordine di una metà del consueto ed anche meno (Norman Gobbi, direttore del Dipartimento cantonale istituzioni, rileva 28’000 passaggi contro 68’000 consueti), ma necessariamente “concentrati” sui soli valichi maggiori dopo blocco di quelli minori per oggettiva impossibilità di esercizio dei controlli pretesi da Roma. In ultimo, un’espressione che non manca di destare perplessità: possono entrare coloro “che devono venire in Svizzera per motivi professionali”. Spiegare, prego. Anzi, meglio di no.