Home CRONACA “Bad news” presidenziali, Simonetta Sommaruga porta ritardo. Sull’“AlpTransit”

“Bad news” presidenziali, Simonetta Sommaruga porta ritardo. Sull’“AlpTransit”

Un mese circa, che al cambio covidiano pesa il triplo, se n’andiede da quella fine di marzo allorché sul Ticino calò improvvido ed anodino – ma si dica anche: sulle restrizioni adottate e adottande in materia coronavirale egli era stato un po’ messo in mezzo. Dai suoi, a Berna – Ignazio Fitonimico Cassis consigliere federale, che all’ambone esordì in loquela latina e sin dalla premessa s’ebbe ad intuire che stava per per tirare vento di tempesta (stile ciceroniano sul “Quousque tandem Catilina”) o di fuffa (“Error, condicio, votum, cognatio, crimen”; don Abbondio finxit et pinxit a danno di Renzo Tramaglino). E di nuovo sull’improvvido e sull’anodino fu stamane il manifestarsi di Simonetta Odonima Sommaruga, altro membro del Governo. Bravissima nel provare a nascondere la palla ad azione in corso, invero, l’esponente socialista propostasi in forma dottrinale asseritamente equitativa (per dire: sulle aperture, “Abbiamo scelto la via intermedia”; sì, ma una “via intermedia” su parametri assunti a piacere, come s’usa dire in matematica, o a casaccio o a capriccio, secondo il parere non privo di autorevolezza che taluni operatori hanno il coraggio di manifestare) e che si trovava nell’occasione alle prese con qualche grattacapo tendente a rogna, ad esempio in tema di scuola dell’obbligo, dovendo colei suggerire e proporre e raccomandare ed insinuare una quanto mai fumosa omogeneità ricorrrente fra la tesi dell’omopartitico Alain Berset (riattivazione garantita per quanti vogliano riattivare, ma con libertà di azione lasciata alle autorità dei singoli Cantoni, e – si presume – in funzione dell’effettiva situazione epidemiologica) e quella del similmente omopartitico Manuele Bertoli (libertà zero, obbligo di scuola in scuola dell’obbligo come da marchio di fabbrica rivendicato qui a bottega, tutti dentro alla media di un obiettivo didattico da raggiungersi per ogni giorno di frequenza). Giacché all’ospite nulla si nega, cosa buona fu che nessuno obiettasse; in fondo, questione priva di contesto, da qui a “tot” giorni vedremo se l’impennata di un cospicuo numero di docenti e di genitori sarà stata foriera ed ispiratrice di migliori e più sensati pensieri.

La già metabolizzata premessa circa il menzionato Fitonimico trovò invero prodromico precorrimento e simmetrica rispondenza nell’epifania della succitata Odonima, la quale infatti decise stamane di dar avvio alla visita in Ticino da un punto focale nell’economia di servizio, al secolo il “Centro pacchi” di Cadenazzo. Sciocche noi mere maestranze editoriali nel non cogliere sul “pronti” il messaggio subveniente, ché chi dal pacco inizia prima o poi il pacco tira. Ed eccolo, di sguincio servito sotto un rosseggiar di vestito e di labbro tornito: a domanda di collega, l’imbarazzo spalmato su imbarazzo del dover ammettere che ahem, ‘sto Covid-19 è una mazzata anche per i progetti del breve e del medio periodo, e che per l’“AlpTransit” cenerina al previsto taglio del nastro nella mattinata di venerdì 4 settembre (tre giorni prima, secondo programma, la consegna dell’opera), ecco, noi tutti auspichiamo (sorriso), noi tutti vogliamo (sorriso con pausa ad effetto), noi tutti desideriamo (sorriso in spegnimento), noi tutti ci auguriamo (fine delle espressioni possibili, solo Barbara D’Urso sarebbe in grado di prodursi in altre moine smancerose). Ma alla stretta delle appendici epididimali, treno disperso senza più binario; e, a sensazione, se fossimo gli organizzatori della cerimonia inaugurale, lunedì faremmo una telefonata a quelli del “catering” per dire loro che guardate, purtroppo non siamo in grado di confermare, se poteste tenere in sospeso quell’ordinazione di salmone affumicato, ah, comprendiamo, beh allora temiamo proprio di dover disdire.

Il rischio di dover fermare gli orologi, e magari di dover rinviare al 2021 l’apertura della rotaia veloce (oh, è capitato anche alle Olimpiadi. Volete che si sia precisi? Da domenica 13 dicembre sarà offerto un contentino e circolerà un treno ogni millanta; l’inaugurazione non avrà luogo prima di lunedì 5 aprile 2021, e Bellinzona governativa verrà informata solo a cose fatte), il rischio, dicevasi, fu nella circostanza sufficiente per mandare in second’ordine ogni altro tema sul piatto. E sì che di cose buffe s’ebbe ad udire uno sproposito, sicché non provasi invidia per Christian Vitta presidente dell’Esecutivo ticinese e, nel senso prossimale del termine, primo interlocutore della visitatrice: “slogan” che manco tra gli Allievi C3 del Sassariente dopo una partita persa maluccio (“Avete svolto un lavoro esemplare”), espressioni imbonitrici che paiono compilate con un compositore automatico (“Volevo vedere come si sentiva il Ticino”), frasette forse pescate dai “Baci Perugina” (“Ci manca la vostra cordialità”). Su tutto, l’assenza di quel che ad un politico posto in ruolo decisionale si chiede in questo momento: date certe, eventualmente in una forbice “da-a” su spettro ristretto, per una serie di provvedimenti, e con il giusto anticipo che serve a tutti per organizzarsi (oddio, si potrebbe far osservare che in Italia gli annunci hanno luogo alle ore 23.30 per interventi da applicarsi un giorno più tardi. Ma è un illuso chi pretenda di battere l’Italia di oggi al torneo dell’imprevidenza); insieme con le date certe, l’evitare discriminazioni fra categorie professionali e persino all’interno del medesimo ramo (quale logica presiede all’aver autorizzato la ripresa nell’albergheria e nella ristorazione, sia pure alle note condizioni di “distanziamento sociale” e di protezione del personale e dei clienti), e garantire che non avranno più luogo distorsioni del mercato (distorsioni che restano: a che serve il procrastinare a fine mese una decisione sulla riapertura dei campeggi?), e chiedere scusa per la mancata e tempestiva rettifica delle contraddizioni emerse, sicché era ad esempio possibile la vendita di un giocattolo per adulti ma non la vendita del giocattolo per bambini che si trovava a distanza di uno scaffale. Ma non importa. Domani è un altro giorno, e lunedì varrà doppio. Speriamo.