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Argo, oltre i confini: sparisce in Valle d’Intelvi, ritrovato (dopo due mesi) ad Arogno

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Di cani che ritrovano la via di casa sono costellate la letteratura alta, il cinema medio e le cronachette “de minimis”. Di un cane che sparisce in Italia e ricompare in Svizzera, per di più a distanza di quasi due mesi, forse non abbiamo sentito mai; ed è invece quanto accaduto in queste ore sul confine fra provincia di Como e Canton Ticino, fronte – meglio, frontiera ed oltre – dalla Valle d’Intelvi ed Arogno in Val Mara, Distretto di Lugano. Il nome, un’evocazione di resistenza e di fedeltà: Argo, come il quattrozampe cacciatore che l’Ulisse omerico – quello capace di andare oltre ogni limite ed oltre ogni confine – è costretto a lasciare ad Itaca quando parte per la guerra di Troia e che sopravvive per 20 anni, 10 quelli dell’assedio e 10 quelli del viaggio di ritorno, sino al riapparire del padrone che per quell’animale morente, e solo per esso, spenderà una lacrima. Ecco: è il pomeriggio di martedì 29 giugno quando, durante una gita nella zona di Orimento che è frazione montana del Comune di Centro Valle Intelvi, sopra San Fedele, Argo sparisce alla vista e si smarrisce; i padroni, pardon, i compagni di esperienza lo cercano, chiedono aiuto, contattano amici e conoscenti, ma nulla. E senza esito sembra rimanere anche l’appello lanciato con il solito “tam-tam” dei “network” sociali: di Argo, pastore maremmano dalle belle linee e ben solido e di color bianco, non spunta nemmeno un avvistamento. Seguiranno ricognizioni, battute, chilometri su chilometri lungo i sentieri; nulla viene lasciato al caso. Eppure.

I primi giorni, si dice, sono decisivi; i primi giorni tuttavia passano, e la speranza via via fluisce e se ne va. Passa la fine di giugno, passa tutto luglio, passa la prima quindicina di agosto; solo chi ama un cane sa di non volersi rassegnare alla perdita. Certo, c’è sempre qualcuno cui sia parso di aver visto un cane, ma forse erano due, o forse nessuno, da quelle parti, in su o in giù, sul colore non giurerei, e mi pareva più corto, magari. Il messaggio rimane privo di séguito; ma qualcuno, l’altr’ieri, ha un sussulto leggendo su altra pagina di “Facebook” che intorno ad Arogno si aggira un cane evidentemente privo di proprietario, non timoroso ma nemmeno tale, negli atteggiamenti, da concedere immediata confidenza agli umani; e dal passaparola spunta chi faccia due più due, sul manto ci siamo, sulle dimensioni anche, non badiamo troppo al colore perché potrebbe essere un po’ sporco, il profilo del muso è ben simigliante, stai a vedere che. Vive a Rovio la prima avvistatrice, un suo “post” scatena emozioni e suscita speranze; e c’è chi trova modo di contattare alle brevi la cittadina italiana – una giovane comasca – proprietaria di Argo. Su Arogno convergono in parecchi, si tratta di dare una mano, e ben presto svanisce il timore di una disilllusione, è quello, nessun dubbio. Senza fortuna, per buona parte della giornata di ieri, il tentativo di “aggancio” tra boschi e prativi; quando ormai si sta facendo sera, invece, il recupero riesce, gli occhi si incontrano, e fermiamoci qui, via, guai se il racconto spodesta un diritto al tumulto del cuore.

Provatissimo, magro, ma dalla fibra straordinaria, Argo il pastore maremmano, che nel volgere di poche ore rientra a domicilio, e torna a splendere, e manifesta un appetito da campione. Piacerebbe il sapere dove egli abbia vissuto, e come, e trovando quale cibo, ed eventualmente dalle mani di chi: su due mesi di “magari”, però, prevale e domina l’unica certezza, ed è la certezza di una piccola, meravigliosa serenità riconquistata. Per gli amanti della letteratura, poi, anche il gusto di un rovesciamento dell’epopea omerica: qui, a saper andare oltre i confini ed a sopravvivere contro ogni probabilità, per una volta non è Ulisse. Nella composizione fotografica GdT, da sinistra verso destra, Argo prima della scomparsa, Argo al momento del primo contatto con riscontro positivo, Argo di nuovo fra le mura di casa.

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