Home CRONACA Allo Ior di Bellinzona la “professorship” da una fondazione zurighese

Allo Ior di Bellinzona la “professorship” da una fondazione zurighese

Pubblica su “Nature” e su altre riviste, guida una squadra “multitasking” e multinazionale e formatasi su vari percorsi, ed in campo immunooncologico macina da tempo una metodologia innovativa che primariamente è capace di contrastare l’evolversi del cancro alla prostata. Arianna Calcinotto, 37 anni fra un mese, dal 2019 alla guida di uno specifico gruppo all’“Istituto oncologico di ricerca” di Bellinzona (realtà operante in àmbito Usi quale affiliata), è la destinataria della “Peter Hans Hofschneider professorship” 2020-2021, riconoscimento che giunge dai vertici della “Fondazione experimentelle Biomedizin” in Zurigo e che è stato assegnato nei giorni scorsi. La “Peter Hans Hofschneide professorship”, istituita in memoria del noto pioniere della biologia molecolare scomparso nel 2004, è attribuita con cadenza biennale sin dal 2008 ed in contesto mitteleuropeo (sono ammessi soltanto candidati che lavorino in Germania, in Austria ed in Svizzera. Per la Svizzera, tra l’altro, si tratta della terza assegnazione) ed è finalizzata a sostenere i giovani scienziati che nel campo della medicina si stiano distinguendo per eccezionali risultati scientifici; un segno ben concreto, a tutti gli effetti una cattedra retribuita (stipendio per tre anni a livello professorale, 50’000 franchi in materiali e, in più, posizione garantita per uno studente di dottorato).

Italiana di Seregno (provincia di Monza-Brianza) per nascita e comasca (di Cantù) per residenza e studi sino al diploma liceale, Arianna Calcinotto si è laureata all’Uni Milano-Bicocca e, dopo la specialistica, nel 2015 è giunta al traguardo del dottorato di ricera internazionale in medicina molecoalre all’Uni “Vita-salute San Raffaele” di Milano. Già nel 2008 l’avvio della carriera scientiifica (laboratorio di immunologia celliulare, sotto la direzione di Matteo Bellone), con studi particolari sulle interazioni tra tumore e sistema immunitario; a seguire, esperienza alla statunitense “Mayo clinic” nella sede di Phoenix (Arizona) sotto la guida di Leif Bergsagel; dal 2015, attività di ricerca al laboratorio di oncologia molecolare; nel 2019, come detto, il passaggio alla conduzione del gruppo di cui fanno parte Laura Di Rito, Angela Rita Elia, Simone Mosole e Siddhartha Mukherjee. Il senso profondo del lavoro svolto nel gruppo di ricerca è percepibile nelle parole della stessa Arianna Calcinotto: “Di recente l’immunoterapia ha ottenuto ottimi risultati clinici in diversi tipi di tumore. La maggior parte delle immunoterapie è oggi mirata alla riattivazione del sistema immunitario bloccato dal tumore; i nostri studi, invece, puntano su un modo diverso di concepire l’immunoterapia, ovvero con il blocco di fattori prodotti dalle cellule del sistema immunitario che fungono da nutrimento per il tumore”. E qui il passo decisivo: dagli studi è emerso infatti che le cellule mieloidi – un tipo di cellule del sistema immunitario – conferiscono una “spiccata resistenza alla terapia in pazienti malati di tumore alla prostata. Abbiamo dunque avviato uno studio clinico, ed è promettente, nei pazienti affetti da questo tumore”.

Non solo: “Meccanismi assai simili sembrano essere condivisi anche da altri tipi tumorali, come il carcinoma mammario. Grazie al finanziamento legato alla “professorship” potremo studiare il ruolo di queste cellule immunitarie nel contribuire alla risposta alla terapia ed alla ricaduta in pazienti affette da carcinoma mammario”. Nuove opzioni terapeutiche all’orizzonte? Nella foto, Arianna Calcinotto.

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