Home CRONACA Lugano, ex-“macellai” e soci in corteo. Soli segni tangibili: i vandalismi

Lugano, ex-“macellai” e soci in corteo. Soli segni tangibili: i vandalismi

Nella sostanziale indifferenza di 67’000 luganesi e di 350’000 e più ticinesi, perché tale è la realtà e tali sono le proporzioni e ci manca solo che ad una questioncella locale – fatte salve le evidenze di cronaca e quelle eventualmente in sede giudiziaria – si abbocchi lasciandosi dettare l’agenda politica e le priorità di informazione sui quotidiani dal “web” al cartaceo, questo pomeriggio a Lugano la preannunciata manifestazione di qualche centinaio di ex-“macellai” – intesi quali ex-frequentatori del defunto “Macello” di viale Cassarate 8, nella foto GdT – con l’apporto di simpatizzanti, di vari politici territoriali e di nutriti gruppi da Oltresangottardo e dal Norditalia (qui in repentina e comodissima applicazione della neointrodotta libertà di transito transfrontaliero sino alla distanza dei 60 chilometri dal domicilio, si direbbe). Aria fritta in movimento da piazza Della Riforma in Lugano al “Parco Ciani” e verso destinazione a tutti gli effetti ignota, ricordandosi il precedente del “Tomtom” taroccato – o che forse si voglia credere ad un atto prestabilito? Mai, giammai – che portò taluni ad occupare l’ex-“Istituto Antonia Vanoni” in via Rinaldo Simen 11 quand’invece il citato ex-“Macello”, cioè il fortino che negli “slogan” nessuno sarebbe mai riuscito a toccare, stava crollando sotto i colpi delle ruspe e con tanto di decisione maggioritaria dell’autorità municipale; coretti sparati al vento, colori fin troppi, fischietti, frasi inneggianti all’autogestione (problematica, non essendovi più una sede), solito clima da autoesaltazione fra quanti amano il megafono, ma nemmeno dal megafono trovandosi riamati. Per carità: un bel giro di assembrati, ma tra di loro non uno che, per dire, fosse pronto “pro tempore” a sacrificare qualcosa di suo per venire incontro agli altri ovvero, pur avendo la possibilità, dicesse ai già “molinari” di voler mettere a disposizione la propria casa ed il proprio giardino, almeno come base per la ripartenza, e no, ragazzi, non preoccupatevi, rimanete fino a quando avrete bisogno; solidali sì, insomma, purché non si vada oltre la pacca sulla spalla.

Sul taccuino di giornata finiscono poche e flebili tracce: la merce in viaggio è stata già trattata in tutte le salse, nulla l’originalità, siamo sempre al solito punto e cioê a dover capire se un centro sociale di questo genere sia necessario o almeno utile in modalità biunivoca, e cioè restituendo esso – in valori e in dimensione culturale, a mo’ di esempio – alla Città o al comprensorio, non essendo un obbligo l’eventuale riallocazione proprio a Lugano, quanto la Città o il comprensorio offrirebbero, ovvero una sede ed i servizi a tale sede collegati. Si tratta in subordine di capire se tale luogo, prefigurato al Piano della Stampa, verrà preso in considerazione ed accettato; e c’è la sensazione del “Niet” incombente, figurarsi, chi mai andrebbe in periferia dopo aver vissuto in centro, e lì con tutti i benefici annessi e connessi? Nel mezzo, l’altro interrogativo: in un’ipotetica trattativa del dopodomani, da chi – fisicamente, in prima persona – sarebbero rappresentati i cosiddetti “molinari”, ovvero chi di loro potrebbe agire come referente, dovendosi con la massima certezza evitare la farsa dell’ipotetica figura di un mediatore o facilitatore che dir si voglia? Non si sa.

Non esiste, del resto, nemmeno un responsabile effettivo per il corteo odierno, ed è un peccato: a lui si sarebbe potuta presentare la fattura per i danneggiamenti già rilevati, ad onta di una cospicua presenza di forze dell’ordine il cui servizio viene pagato dall’intera collettività, a causa dei bombolettomani. Costoro, ben allenatisi giorni addietro nei dintorni dell’ex-“Macello”, stavolta hanno scelto viale Carlo Cattaneo e piazza Castello quali obiettivi principali e viale Stefano Franscini, dove il fronte avanzato del corteo è approdato poco dopo le ore 17.00, quale bersaglio di passaggio. Non essendovi né arte né qualità in quel che gli “sprayer” lasciano scritto, altro costo inutile (a carico dell’ente pubblico e, purtroppo, anche di non pochi privati operatori commerciali) ed altra fatica sprecata. Per che cosa? Per un problema di cinquantesimo ordine, sempre che questo un problema sia, ed oggettivamente parlandosi si è ora portati a propendere per il “no”.