Home CRONACA L’editoriale / Stangati dai cassamalatari. Ma sempre allegri bisogna stare

L’editoriale / Stangati dai cassamalatari. Ma sempre allegri bisogna stare

Pessimo servigio rese stamane, ai suoi compagni quivi allogati ed in frenesia da ricerca del consenso per l’imminente tornata di elezioni, messer Bersezio al secolo Alain Berset consigliere federale quand’egli esultò a mo’ d’un Eric Cantona già pedatore nell’annunciare che per l’anno subveniente solo allo 0.2 per cento si fissa l’incremento medio dell’obolo da versarsi alle Casse malati in cambio delle stesse prestazioni, o forse di qualcosa di meno, che vengono erogate nel declinante 2019. Pessimo servigio giacché d’un aumento mai ci si felicita, e pessimo in superior misura, qualora la logica e la grammatica ciò consentano, in forza dell’essere tale rincaro un riscontro per l’appunto medio ovvero variabile da Tizio a Caio, da fascia d’età a fascia d’età, ed in ultimo da plaga a plaga. Quel medesimo 0.2 per cento sul computo di tutte le classi di età (adulti, giovani adulti e fascia 0-18 anni), in Ticino, diventa un 2.5 per cento: 12.5 volte tanto, quasi sul confine del massimo fra i rebbi della forchetta intercantonale, e difatti più di noi tra Airolo e Chiasso pagheranno solo i neocastellani, mentre quei “noi” che ci leggono dalle regioni italofone del Grigioni lacrimeranno su un aumento dell’1.9 per cento.

A nulla valsero le urla, reiterate di anno in anno, avverso gli effetti degeneranti della degenere LaMal, piaga che mai come ora si manifesta quale peccato originale dal quale però nessuno sa (o vuole) affrancarsi. Giustamente afferma ora Raffaele De Rosa, che da breve siede nel Consiglio di Stato a Bellinzona avendo ereditato seggio e competenze da Paolo Beltraminelli suo avversario nella disfida pipidina, che ciò non è ammissibile, che legnate di questo tipo vanno a raschiare il fondo delle tasche dei cittadini, che queste sono già le lande dai salari più bassi e dalla maggior sofferenza e che insomma, nell’impossibilità di agire di concerto serve almeno un coinvolgimento nella fase predecisionale alla determinazione del balzello. Giustamente opinano i cittadini contribuenti d’essere alla mercé di ragionamenti estranei al diritto; giustamente tutto quel che volete. La botta c’è, e ce la si tiene, a meno d’un insorgere collettivo che non si trincerti tuttavia dietro al vieto e facile richiamo alla costituzione di una Cassa malati pubblica quale panacea; si vide ai tempi, e nemmen s’ha da essere troppo anziani per aver memoria di tali vicende, quale fu la spoliazione metodica dell’Intercomunale, deprivata dei “buoni rischi” e lasciata pregna dei “cattivi rischi” sino a che il deperimento organico si tradusse in morte.

Eppure a Berna insistono sull’essere questo un rincaro “moderato” e prova tangibile dell’esito positivo dei provvedimenti già adottati al fine di contenere i costi della sanità (solite citazioni: l’adeguamento del Tarmed al ribasso, interventi sul prezzo dei farmaci, et similia). Di che entusiasmarsi, davvero: la media annua di incremento dal 1996, anno di introduzione del sistema LaMal, si situa al 3.8 per cento. Non consola nemmeno l’apprendere che, su approvazione dei responsabili dell’Ufficio federale sanità pubblica, altri potranno riscontrare un saldo negativo (10 Cantoni: Argovia, Berna, Basilea-città, Lucerna, Sciaffusa, Soletta, Svitto, Vaud, Zugo e Zurigo), mentre la soglia – autoreferenziale – dell’1.5 per cento viene superata solo in cinque casi (oltre ai citati Ticino, Grigioni e Neuchâtel, compagni di sventura risultano Appenzello esterno e Vallese). In cifre mensile a media federale: adulti, premio pari a 374.40 franchi (più 0.3 per cento); minorenni, premio pari a 98.70 franchi (parità); giovani adulti, premio pari a 265.30 franchi (meno 2.0 per cento). Ma in Ticino: adulti, premio pari a 421.00 franchi; minorenni, premio pari a 107.90 franchi; giovani adulti, premio pari a 287.90 franchi. Ogni altra considerazione è priva di senso.