Home CRONACA Italiano, quo vadis? / Ma con il «villagio» abbiamo già perso

Italiano, quo vadis? / Ma con il «villagio» abbiamo già perso

Occhio, prima che si caschi nel trappolone dell’equivoco: stanno cercando non già il borgo più bello della Svizzera, ma il luogo che meglio abbia risposto, durante la fase acuta della pandemia da “Coronavirus”, con “progetti particolarmente solidali e creativi”. Facciamo così, togliamo dall’affare la “creatività” (che è merce spesso spacciata ma di rado presente) e restiamo al punto della solidarietà: esiste un concorso, è a livello nazionale, per il 2020 sono rimasti in lizza 12 candidati, tra questi i ticinesi Gambarogno e Losone. Lotta dura senza paura, anche se si direbbe che Hergiswil e Ruswil sono concorrenza temibile e meglio accreditata; a decidere saranno in ogni caso i cittadini (cercare il sito InterNet e fare “clic”, tanti bei premi in palio compreso un soggiorno in “resort” a Collina d’Oro, ma sì, facciamo pubblicità aggratisse). Votare turandosi il naso sulla lingua italiana, tuttavia: sulla pagina “web”, la Svizzera romancia diventa “romanica” (ce ne saranno dunque una gotica ed una barocca) ed il titolo stesso del concorso, con tanto di logo ufficiale, indica “villagio” (ad orecchio, fa molto brasileiro) anziché “Villaggio”, e semanticamente parlandosi ben meglio sarebbe stato il dire “paese” o “borgo”. Un po’ di attenzione, che diamine, e uno straccio di vocabolario prima di andare in stampa; quel “villagio”, a noi, dà solo disagio.