Home CRONACA Incidente di Stalvedro, Norman Gobbi scagionato dal… nulla cosmico

Incidente di Stalvedro, Norman Gobbi scagionato dal… nulla cosmico

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E dunque, come detto qui in giorni agretti (tempo della prima notizia, mesi e mesi e mesi addietro) e ribadito in tempi non sospetti (informativa dal palazzaccio: “Nessun indizio di reato”, aprile 2024), e ripetiamo come detto qui e non in altro luogo della stampa “mainstream” alle nostre latitudini, Norman Gobbi nulla aveva fatto e su di lui non vi sono né macchie né ombre per quanto riguarda l’ormai stranoto incidente occorso sulla A2 nella notte tra lunedì 13 e martedì 14 novembre dello scorso anno, quando la vettura su cui si trovava l’onorevole consigliere di Stato venne a collisione, per altrui responsabilità, con quella al cui volante si trovava un tunisino con passaporto germanico e residente a Lipsia, o almeno così si apprese.

Bolla di sapone – A mettere il punto fermo circa la posizione di Norman Gobbi, il cui nome rimbalzò in cronaca a distanza di mesi sul sussurro echeggiato da un esponente politico di primo piano e militante in diversa formazione politica, è stato oggi il portavoce del ministero pubblico, che circa l’episodio avvenuto sulla carreggiata nord ed in prossimità dell’area di servizio “Stalvedro” ha fissato tre certezze. La prima: si è alla chiusura della fase istruttoria, sette i mesi trascorsi, nel mezzo anche l’atto volontario di autosospensione, da parte di Norman Gobbi, dalla titolarità della Polcantonale nel mezzo delle competenze a lui derivanti dall’essere consigliere di Stato titolare del Dipartimento cantonale istituzioni. La seconda: su Norman Gobbi, che quale consulente legale si era affidato all’avvocato Renzo Galfetti, spesso costretto nel frattempo a rintuzzare scemenze circolate anche sulla bocca e nella penna di notabili non notevoli, “non è pendente alcun procedimento penale”, concetto che si acquisisce senza altro commento pur ravvisandosi, in termini pertinenti alla mera comunicazione, un punto discutibile. La terza: con firma del procuratore generale Andrea Pagani, decreto di abbandono (traduzione: fine dei problemi) per l’ufficiale della Polcantonale che era di picchetto nella notte in cui ebbe luogo l’incidente.

Per chi suona la campana – Questione chiusa, allora? No, e difatti restano sospesi due punti interrogativi. Di quel che accadde si sa ormai tutto: Norman Gobbi si fece parte diligente e chiamò chi di dovere, si sottopose ad un “alcooltest”, fu fuori limite per un’inezia, andò al secondo controllo a distanza di due ore (e qualche minuto, ma non per sua decisione) e risultò pienamente in linea. Gli è che nel “non caso” risultarono coinvolti altri due soggetti, ossia un sottufficiale superiore della Gendarmeria (che era di picchetto) ed un capogruppo, difensori Maria Galliani e Roy Bay; atti di accusa da portarsi in sede di Pretura penale sono stati firmati nel primo caso con l’ipotesi di favoreggiamento, nel secondo con l’ipotesi della correità (in subordine, della complicità). Le parti dispongono ora di 10 giorni per la presentazione delle istanze probatorie.

Le regole della casa – Secco e sul seccato il commento che Norman Gobbi ha affidato ad una nota-stampa. Elementi: a) decisione che “chiude definitivamente qualsivoglia ipotesi di mio coinvolgimento nell’intervento” di cui trattasi; b) decisione che “smentisce ancora ogni illazione ed ogni maldicenza di cui sono stato oggetto” (notisi l’incazzatura che passa dalla latenza all’affioramento: scrive “illazioni”, scrive “maldicenze”, il consigliere di Stato); c) presa d’atto della tesi del procuratore generale, ad avviso del quale il comportamento dei due agenti intervenuti è da sottoporsi alla valutazione di un giudice. Postille: per parte sua, Norman Gobbi non parlerà più della cosa, riservate le eventuali comunicazioni da parte (e potrebb’essere allora anche un “per tramite”) dell’avvocato Renzo Galfetti; agli agenti rimasti sotto indagine, solidarietà umana; infine, “piena fiducia” nella magistratura “così come nel corpo della Polcantonale ed in tutti gli agenti”.

E tanto sia, per ora, benché.