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Filo di nota / Accise sui carburanti, o un “regime Samnaun” o metà Ticino muore

La concorrenza è una gran cosa; la concorrenza a condizioni-quadro truccate, invece, è danno e basta. Da Roma, nel contesto di un’operazione finanziaria da 14 miliardi di euro per il sostegno alle economie domestiche, è stata annunciata la proroga – sino a venerdì 8 luglio, dunque per altri due mesi abbondanti – del taglio alle accise sui carburanti, e ciò nella misura di 30.5 centesimi di euro che fanno pur sempre 31 centesimi di franco. In forza di tale provvedimento, come era prevedibile e come è stato riscontrato, da due mesi a questa parte il pendolarismo del pieno ha invertito polarità, causando il tracollo della rete di stazioni di servizio almeno da Locarno a Brissago e dal Basso Ceresio alla frontiera e, insieme con la scomparsa dei vetturali persino indigeni, anche con l’eradicazione delle attività commerciali collegate (vendite al chiosco, attività dei cambiavalute, servizi di autolavaggio, et cetera); il deserto, insomma, e casse vuote, e chiusure parziali o totali, e prime perdite di posti di lavoro. A questa stregua, una sola domanda: che cosa aspetta Berna federale a concedere al Ticino “in primis” (ed al Grigioni di lingua italiana per osmosi) una disposizione transitoria di analogo segno, ed almeno dall’analoga entità? Un regime transitorio, certo, modello Samnaun, almeno sino a che la situazione “ordinaria” sarà stata ripristinata. Non è un regalo a nessuno; è una necessità.

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