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Federali 2019 / Colpo di… Stati: Udc-Lega e Ps liquidano la laica alleanza

Era solo l’altr’ieri e negli ambienti bancari di Lugano il sussurro era univoco: “Non succede, ma se succede…”. Ed è successo, oggi, nello spareggio per gli Stati: eletti Marco Chiesa e Marina Carobbio-Guscetti, eliminati Filippo Lombardi e Giovanni Merlini, fuori l’intero Centro fatto compattare a forza in nome di una laica alleanza che sul primo giro era stato salvifico per il secondo seggio pipidino al Nazionale, mentre ora si rivela inadeguato a produrre quella che ancora ad aprile (insomma, le Cantonali avevano detto non malaccio a conservatori e liberal-radicali) era da considerarsi una conferma per automatismo. Da due seggi storici a zero seggi oggi: è la realtà.

Ribaltone, rivoluzione, ri-quelchevolete se trovate le parole giuste per questa tornata di ballottaggio delle Federali 2019, versante Consiglio degli Stati. Primo colpo, nell’arco dell’oretta e mezzo necessari per giungere allo spoglio degli ultimi due Comuni (c’est symbolique, ça: “ballavano” ancora Bellinzona e Locarno), la clamorosa bocciatura di Giovanni Merlini che rischia di passare alla storia non per la lunga militanza politica (28 dei 57 anni anagrafici, compresi due lustri alla presiddenza cantonale del partito e quattro legislature in Gran Consiglio ed una ed un quarto al Nazionale) ma come l’uomo che ha perso il seggio Plr detenuto alla Camera alta da un secolo e rotti. Secondo colpo, contestuale, la certezza – poi diventata aritmetica – dell’elezione di Marco Chiesa, udicino giustamente gratificato della convergenza dei leghisti che quattro settimane addietro si erano schiantati sulla candidatura di Battista Ghiggia. Terzo colpo, e qui sul riscontro dai due principali agglomerati urbani del Sopraceneri: Filippo Lombardi, in quota Ppd ed alla ricerca di un sesto mandato consecutivo per il medesimo ruolo, rimontato e superato da Marina Carobbio-Guscetti, in quota Ps con appoggio dei “Verdi del Ticino” che al primo turno si erano polarizzati su Greta Gysin, nel frattempo eletta al Nazionale. 45 schede, roba da “Florida recount” che qualcuno potrebbe chiedere in ragione delle bianche e delle nulle, anche se Filippo Lombardi ha affermato a caldo che tale operazione sarebbe inutile, o che quantomeno non da lui verranno simile suggerimento e simile richiesta.

Chiari ed impietosi i numeri: Marco Chiesa, sempre avanti, margine via via crescente, scollinamento a due terzi del percorso, e poi tutta in discesa sino al traguardo tagliato a braccia levate, 42’522 preferenziali; dall’altra parte, Giovanni Merlini – le cui preoccupazioni dopo il primo turno erano dunque largamente giustificate – ad arrancare con distacco gradiente e fuori dai giochi già sui risultati da Lugano; non disonorevole un quarto posto su quattro, se battaglia vi è, ed invece il dato statistico a 33’278 consensi risulterà sconfortante e tale da causare già un effetto-domino. Nel mezzo, l’uscente costretto ad aggrapparsi alle sensazioni e la sfidante incoraggiata da sondaggi domestici: prima dell’esito dello spoglio per Bellinzona e Locarno, meno di 1’000 i voti in margine utile pro-Filippo Lombardi; sul responso ultimo, sorpasso con 36’469 voti contro 36’424. Scarto, per l’appunto, nelle dimensioni di un condominio a Gordola; e questo è il Ticino, si pensi alla differenza minima che costò un posto a Berna alla leghista Roberta Pantani, o al “thriller” (spareggio per estrazione a sorte) che mandò Marco Romano al Nazionale chiudendo la porta in faccia a Monica Duca-Widmer. Marina Carobbio giustamente trionfante ancorché fuori misura e fuori obiettivo nel valutare il senso di questa elezione, dovuta di certo a meriti della sua squadra ma soprattutto a demeriti (puniti dall’interno) della concorrenza; Filippo Lombardi in versione “aplomb”, ma con il volto di uno che è stato raggiunto dall’“uppercut” dopo aver peraltro spuntato il miglior riscontro al turno precedente (“Ma avevo avvertito che un margine di 4’000 schede sarebbe potuto risultare insufficiente”; messaggio non recepito, si direbbe). Ed è tutto qui, signori. Tutto qui: nel computo effettivo, Lega e Unione democratica di Centro recuperano agli Stati quel che avevano lasciato al Nazionale; sorridono socialisti e Verdi; un terzo della quota rappresentata abbandonano in campo aperto coloro che erano stati ideatori e sottoscrittori di un patto leonino dalla difficile digeribilità in termini generali, e figurarsi nel contesto di un Cantone a metabolismo solitamente lento.

Circa le prime conseguenze (no, le reazioni hanno importanza assai relativa: sono contenti quelli che vincono e sono scontenti quelli che perdono) si racconta in altra parte del giornale. Il resto slitta alla primavera: pare che ci siano le Comunali, formidabile occasione per emergere o per riciclarsi, tra l’altro.