Home CRONACA Droga, tutte le strade portano a Biasca: arresti e maxisequestri

Droga, tutte le strade portano a Biasca: arresti e maxisequestri

I primi accertamenti, tre anni or sono; gli sviluppi significativi, a strappi, per vari mesi, sino all’odierna chiusura dell’inchiesta. Il fulcro, Biasca, Canton Ticino, Svizzera. Nel mezzo, fate conto alla grossa, un po’ di canapa da Thc a doppia cifra ed un po’ di hascisc: un po’, quel paio di tonnellate e il resto mancia, fate conto di un controvalore sui tre milioni di franchi più “rivalutazione” secondo maggior ricarico ad ogni tappa. Inevitabile che, come ci raccontano oggi dal ministero pubblico e dalla Polcantonale, gli arresti siano stati in quantità rilevantissima, tanto di più a cagion della transnazionalità delle indagini cui hanno cooperato elementi di varie forze di polizie all’estero, in ispecie Italia e Spagna, ma anche – giusto merito – della Polcom Biasca.

Traffico a più rotte, e lo si è capito, con movimenti vuoi diretti vuoi laterali, in parte per convenienza ed in parte, lo si può supporre, per confondere le acque: perché la merce viaggiava tra Italia e Regno Unito e Spagna e Francia ed Olanda, spesso arrivando ad investire l’area vallerana con onde in qualche caso impercettibili ma, a volte, dalla cresta altissima. Per gli inquirenti, che nella ricostruzione a ritroso sono giunti a identificare movimenti svolti già nel 2014, un ginepraio il riuscire a ricondurre sulla medesima traccia una serie di informazioni in apparenza disomogenee ma che, ad un certo punto, nel contesto ticinese, a più livelli venivano a convergere, soprattutto affiorando e riaffiorando i nomi di alcuni soggetti con residenza nelle Tre valli e che risultavano coinvolte, a diverso titolo, nelle attività di intermediazione e di smercio delle sostanze stupefacenti. Movimenti finanziari accertati: almeno 400’000 euro e 215’000 franchi, rimanendosi in contesto regionale; ma erano già in essere gli atti preparatori per il riciclaggio di vari milioni di euro, perché si sa, dove viaggia un grammo di droga viaggia anche una banconota cui restituire verginità. E di denaro collegato agli stupefacenti, come si è intuito, c’erano valigie piene: si pensi a quei 300 chilogrammi di merce, tra canapa ed hascisc, che erano stati sequestrati a Como mentre erano già sulla via del Ticino (magari non tutti, ma facciamo quasi); si pensi alla cocaina (otto chilogrammi netti) intercettata nel marzo 2018 in Olanda, sull’arrivo dal Perù, “cavallo” per il trasporto un cittadino svizzero di origini non precisate e residente in lande d’Oltresangottardo.

Sugli arresti, in ultimo, c’è solo il rischio di dimenticare qualcuno. Lo svizzero di cui sopra, spuntato dall’elenco; in Italia, quattro altri arresti; in Spagna, detenzione preventiva per vari soggetti di cui è soltanto da valutarsi il ruolo nelle varie filiere del traffico. A buona misura, una dozzina di soggetti; cui si può aggiungere, sul versante interno, un 28enne svizzero di origini ignote e residente in Riviera, un 31enne italiano residente in Riviera, un 49enne italiano domiciliato nel Luganese, un 30enne svizzero di origini ignote e con domicilio nel Bellinzonese; in più, un croato di età non resa nota, residente in Spagna e che, a quanto pare, era occasionalmente albergante a queste latitudini. Nei faldoni sotto gli occhi della procuratrice pubblica Valentina Tuoni, addebiti a mansalva: tra i principali figurano l’infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti, la contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti ed il riciclaggio di denaro.