Home CRONACA Clandestini dall’Italia al Ticino, ricondannata (con sconto) Lisa Bosia Mirra

Clandestini dall’Italia al Ticino, ricondannata (con sconto) Lisa Bosia Mirra

Non più per l’aiuto al soggiorno illegale, ma ancora per l’aiuto all’entrata ed alla partenza illegali. Lisa Bosia Mirra, 47 anni, già granconsigliera (non ripresentatasi all’ultimo appuntamento con le Cantonali) in quota Partito socialista, è stata condannata oggi ad una pena pecuniaria di 2’200 franchi in sede di Corte d’appello-revisione penale – presidente Giovanna Roggero-Will, Matteo Tavian ed Angelo Olgiati “a latere” – per la nota serie di trasferimenti illeciti di clandestini dall’Italia al Ticino, fatti per i quali contro l’ex-deputata ed operatrice sociale era stato pronunciato in prima istanza un verdetto più pesante, ossia multa da 1’000 franchi (ora stralciata) ed 80 aliquote giornaliere da 110 franchi per una pena pecuniaria da 8’800 franchi (ora ridotta ad un quarto). Nel processo di appello, ad inizio settembre, i legali di Lisa Bosia Mirra avevano fatto valere un quadro generale che, si direbbe, “ex post” è stato considerato in contesto storico anziché strettamente cronistico, a rigore di quanto accadeva tre anni or sono su uno dei picchi della migrazione di soggetti che si erano concentrati a Como, in ispecie nella zona della stazione ferroviaria di Como-San Giovanni (linea Milano-Chiasso), nell’attesa e nella speranza di proseguire il viaggio verso Svizzera e Centroeuropa. L’allora deputata, che era attiva anche con l’associazione “Firdaus” (sciolta, tra l’altro, proprio qualche giorno fa), era stata intercettata intorno alle ore 8.45 di giovedì 1.o settembre al valico di Stabio frazione San Pietro mentre con un’auto-staffetta stava aprendo la strada ad un altro veicolo carico di sedicenti profughi – quattro i soggetti, tutti minorenni – e guidato da un 53enne residente nel Canton Berna.

La notizia del fermo, effettuato da elementi delle Guardie di confine, era rimbalzata in Ticino nella stessa mattinata, tra l’altro su nota-stampa insolitamente precisa e particolareggiata; nei successivi interrogatori la parlamentare socialista aveva ammesso di aver compiuto più viaggi tra Italia e Svizzera, medesima la finalità “umanitaria”, pur in assenza di qualsivoglia stato di necessità. Stato di necessità di cui alla Corte d’appello-revisione penale è stata confermata l’insussistenza: ergo, conferma (parziale) della condanna. Cammino concluso? Non è detto: per quanto chiaramente soddisfatti dopo il proscioglimento della loro assistita dall’accusa di aiuto al soggiorno illegale, i difensori di Lisa Bosia Mirra sarebbero orientati ad agire in suprema istanza, ovvero davanti al Tribunale federale.