Home CRONACA Addio a “Pennabianca”, fu il “Cardinal Richelieu” della Lega

Addio a “Pennabianca”, fu il “Cardinal Richelieu” della Lega

“Pennabianca”, per tanti; ‘Tiliu, per non molti; e “Cardinal Richelieu”, nell’ossequio che gli veniva portato in gerarchia politica, laddove amici conoscenti e persino nemici trovavano comode le maniere colloquiali ed agevole l’uso del “tu” con suo fratello Giuliano detto “Nano” mentre nei rapporti con lui, e questo valeva anche all’interno del partito-azienda di MonteBogliaStrasse a Lugano, i criteri di dialogo risultavano più asciutti se non più rigidi, e più spesso ridotti all’essenziale ossia senza contorno aggettivale. Era tuttavia faro e referente ultimo della Lega dei Ticinesi, Attilio Bignasca (in foto ManBer-“Giornale del Ticino”), deceduto nelle scorse ore all’età di 76 anni e quasi cinque mesi dopo lunga battaglia contro la malattia che l’aveva convinto, ancorché non costretto, a rinunciare in novembre al seggio granconsiliare, luogo da lui frequentato nell’arco d’un quarto di secolo effettivo se si considera la pausa volontaria (“Mi ritiro, vado in Spagna per sempre”; ma poi volle tornare) presa in coincidenza con la legislatura 2015-2019. La “fissa” delle cifre come viatico per l’ingresso e per una presenza di lunga durata nella Commissione granconsiliare gestione-finanze, seconda e poi prima vicepresidenza ed infine presidenza del Legislativo cantonale nel ciclo fra maggio 2000 e marzo 2003; ma si capirà quanto Attilio Bignasca abbia contato nella storia del movimento, e della politica cantonale, solo ricordandosi del suo esser stato deputato sin dal maggio 1991, conseguenza dell’irruzione della Lega sulla scena a distanza di soli tre mesi dalla nascita ufficiale; a Berna, una legislatura e mezzo (2003-2009) in Consiglio nazionale, dove era stato preceduto da Silvio Flavio Maspoli, Marco Borradori e Giuliano Bignasca.

Difficile il valutare quanto merito abbia avuto Attilio Bignasca nel tener alta la bandiera dopo la morte del fratello, ed era il marzo di sette anni or sono: passata l’onda emozionale di quelle esequie, difatti, fece capolino il rischio di una frammentazione o di un appiattimento sul più generico fronte della Destra. Valsero, in quel momento, il senso di appartenenza – l’impegno diretto era maturato anche attraverso l’attività in Consiglio comunale ad Agno, a partire dal 1993, e quasi 20 anni dopo nell’analogo gremio a Lugano – ed una visione d’insieme che permisero anche di andar oltre (leggasi alla voce: “Passar sopra”) qualche problema dettato da ambizioni di tenentini che puntavano ai gradi di colonnello; non piena, ad esempio, era la consonanza personale circa la condivisione di linee strategiche con l’Unione democratica di Centro, sussistendo a suo avviso una differenza di substrato e di sentimento sicché nessuna alleanza avrebbe mai dovuto erodere il patrimonio genetico dei leghisti. A ciò, forse, fu da attribuirsi anche il rientro improvviso in candidatura al Legislativo cantonale per la tornata dell’aprile 2019, quasi atto imperativo in tempi nei quali anche nella Lega è in corso un ovvio rinnovamento generazionale e dunque le ultime leve, magari già introdottisi in contesti istituzionali, nemmeno conoscono origini e storia della realtà che essi rappresentano.

Luganese di Viganello per nascita, lontane ascendenze vallerane, già sposato, poi in lunga convivenza, quattro figli i più noti dei quali sono Antonella Rosanna coniugata Danzi (da taluni considerata quale erede del padre e dello zio Giuliano in termini di cultura politica) e Filippo Gianmaria (imprenditore), ovviamente zio di Boris “Bobo” Bignasca granconsigliere, di una sola cosa Attilio Bignasca fu scontento negli ultimi anni della sua esistenza terrena: quell’appellativo “Conte zio” che da gran tempo gli era stato accollato e che un giorno, mentre si deambulava nel corridoio dei passi perduti a Palazzo delle Orsoline, gli si disse costituire un grave errore di attribuzione: “Tiliu, guarda che nel racconto manzoniano il “Conte zio” è un signor Nessuno pieno di boria, stupido, ambiguo e per di più tutto chiacchiere e distintivo, e c’entra con il tuo nome solo perché di un Attilio egualmente conte egli è per l’appunto zio”. “Ma almeno, quest’altro Attilio, è uno in gamba?”. “Non proprio”. “Eh, làsala büi”.