Home POLITICA A margine / Socialisti, bomba scissione. E con Amalia Mirante, quanti altri?

A margine / Socialisti, bomba scissione. E con Amalia Mirante, quanti altri?

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Di fronte alle chiusure, di fronte agli ostracismi, di fronte al fuoco di sbarramento, la decisione più logica: Amalia Mirante, 44 anni, economista e docente, saluta il Partito socialista in cui è stata fra gli esponenti di pensiero socialdemocratico con tracce di socialliberalismo, chiude la porta anziché sbatterla – eppure il fragore non è diverso – e nel frattempo fa capire che il suo domani sarà ancora in politica e quale fulcro di un nuovo soggetto. Area del Centrosinistra, per così dire, ma con rifiuto del dirigismo, dei culti della personalità (non sempre serve un Kemal Atatürk o un Ho Chi Minh, può bastare una Mzarina ticinese), delle sovrastrutture: il perimetro di massima del nuovo accampamento è stato dato nelle scorse ore durante un’intervista a “TeleTicino”. Movimento o partito che sia, un bel cazzotto all’“establishment”; movimento o partito che sia, roba da scissione, da “Sino a qui e non oltre”.

Qualcuno dirà che un “addio”, dopo la manfrina delle candidature cioè stante l’ostinata reiterazione delle esclusioni – no qui, no dopo, no dopodopo – di Amalia Mirante dal lotto dei cinque aspiranti al seggio in Consiglio di Stato (poltrona da cui si disacculerà Manuele Bertoli, risultando questa l’unica sua operazione riuscita in coniugazione al futuro), era necessario prima ancora che opportuno. Qualcuno replicherà che i prodromi dello scisma – stai poi a vedere se chi viene dipinto come eretico non è poi nel giusto – erano dati da un pezzo ed allora peccato per i tempi, ché dopo le Cantonali, cioè risultati alla mano, vi sarebbe stato modo almeno di riallinearsi e di valutare “ex post” l’entità degli errori commessi “ex ante”, ed insomma di risanare il vaso rotto magari facendo scorrere gocce d’oro fra gli interstizi come pretendono gli artigiani praticanti la tecnica kintsugi. Tutti ragionamenti potabili, per carità; gli è che forse non è ancora stato compreso l’altro aspetto della questione, ossia l’essere Amalia Mirante non una mosca bianca o una temeraria che si protende solitaria all’assalto dell’aria, ma il probabile epicentro di un terremoto, e del resto dallo scisma al sisma il passaggio è breve. Se è dunque vero che la decisione di mollare tutto e di dar inizio ad una nuova avventura era maturata dopo una pausa di riflessione (“Mi sono presa una settimana”, così Amalia Mirante in un “post” sulla pagina personale di “Facebook” e poche ore prima dell’annuncio), è altrettanto certo che di quest’ultimo periodo l’ormai ex-incomoda ex-candidabile ha fatto tesoro. Insomma: avrà fatto qualche telefonata, avrà ricevuto qualche telefonata, vari commenti pubblici sempre via rete sociale le stanno dando ragione. Ed all’interno stesso del Partito socialista, cui correttamente Amalia Mirante aveva inviato una lettera di addio (zero rancore, tanto rimpianto, di più ancora il rammarico), i fenomeni di bradisismo sono avvertiti in misura sempre più marcata.

Tradotto: qualcun altro ha valigia pronta e cappello in testa. Qualcun altro: perché stordito da un dibattito interno che dalla dialettica passò all’incancrenimento; perché irritato da una visione rossoverdista in cui poi la declinazione ambientalistica è data tangibilmente da un Ivo Durisch ed allora difficilmente si comprende l’equipollenza di posti offerti nella lista per il Consiglio di Stato – due per l’appunto ai “Verdi del Ticino”, che dal proprio punto di vista hanno giustamente lucrato al massimo delle potenzialità, pur sapendosi in calo di velocità rispetto alle creste dell’ondata thunberghiana – quando già tra i socialisti c’è chi battaglia per certi obiettivi; perché offeso, più che dai “Niet”, dai discorsi e dalle ironie con cui i discorsi stessi sono stati spesso conditi; perché freddo, freddissimo davanti ad un cooptato dalla “società civile” che nella società civile assai poco si cala (pieno onore al Boas Erez docente e già gran capo dell’Usi; pieno onore al Boas Erez dottrinale e teorico; ma non è sufficiente la presenza ad una manifestazione degli operai dell’edilizia per potersi definire alfiere della Sinistra di base). O, lasciandosi da parte i criteri ostativi, perché ispirato da un pensiero socialista di impronta europea (occhio, non necessariamente europeistica), dall’esigenza di un rinnovamento che non sia formale (tanti auguri a Yannick Demaria, 21enne proveniente dalle file della “Gioventù socialista”, seconda opzione a fianco di Mzarina Carobbio Guscetti; avrà forse un futuro, ma non dispone di un presente), da un richiamo al vincolo tra diritti peculiari e lavoro (quello che resta nei sottotitoli del Partito comunista, per dire).

Dal punto di vista di Amalia Mirante, è la scommessa del “Nulla ora, forse qualcosa domani” contro un “Nulla sempre”: innegabile il beneficio. Chi la seguirà ha qualcosa di più da perdere, ma almeno si sarà tolto un peso dalla coscienza. Non sarà una migrazione, non sarà un esodo, d’accordo; ma nell’eventualità della presentazione di liste per Legislativo ed Esecutivo del Cantone, ad aprile, tutto escludiamo fuorché accordi trasversali o palesi e qualche uscita “di peso” dalle file socialiste. Di più, tutto escludiamo fuorché crateri nell’elettorato socialista (per sottrazione) e flussi di consenso da altre aree (per addizione, foss’anche una preferenzina spesa lì per lì).

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