Tutti gli ingredienti del successo clamoroso, da una parte, ed è quella del FriborgoGottéron stasera al trionfo nell’ultimo degli ultimi possibili atti finali della serie finale di “play-off”: il primo titolo nella storia della società; il primo titolo per il capitano Julien Sprunger che all’età di 40 anni e quattro mesi, e nella sua 1’187.a presenza in National league, mette finalmente in bacheca ciò che è nei sogni di ogni discatore professionista; l’impresa dell’aver ribaltato una serie che appena domenica sera sembrava persa; l’averla spuntata nel supplementare, ricorrendosi ai prolungamenti per la quarta volta in sette partite, e dopo aver messo per due volte avanti la testa e per due volte essere stati rimontati. Tutti gli elementi dello psicodramma, dall’altra, ed è quella del Davos: che aveva dominato la stagione regolare conquistando 117 dei potenziali 156 punti, che aveva dalla sua il vantaggio della pista (mai fallace come questa volta, peraltro), che era stato sconfitto nelle prime due sfide domestiche ma era andato a vincere in trasferta nelle altre due, e poi era appunto sul 3-2, e martedì era arrivato ad un tiro dal successo, salvo finire sconfitto anche lì nei prolungamenti. Non si dica che non vi è stato “pàthos”, almeno nella volata conclusiva di quest’annata agonistica infelice per i colori ticinesi; 2-3 l’ultimo risultato, cinque altre sfide si erano risolte con il minimo scarto (2-3 alla prima, 2-3 alla terza, 0-1 alla quarta, 5-4 alla quinta, 2-1 alla sesta), ed sullo scarto di due sole reti (1-3) era fissato il tabellone alla seconda. Del ricorso ai supplementari in quattro partite, compresa quella di stasera, avevamo detto, vero? Ripetiamo e reiteriamo: quattro volte su sette, e addirittura con ricorso al secondo supplementare (che nel “play-off” vale 20 minuti: se ti tremano le gambe passa ad altro sport, possibilmente non di contatto) nel 2-3 di mercoledì 22 aprile.
Ai fini e suadenti dicitori, agli immaginifici araldi del paleolirismo lasciamo il piacere di profondersi in peana. Qui la cronaca ci dice che il tutto – il tutto di un intero campionato, il tutto di 10 mesi tra preparazione a secco, primi allenamenti a ranghi variabili, prime amichevoli, tornei, campionato, eventuali impegni “extra” come è la “Spengler” – si è sciolto sugli sviluppi di una penalità minore contestata a Calle Andersson al 64.28 e sulla seconda conclusione dei burgundi nel periodo, a segno Lucas Wallmark, minuto 65.56 e lì il gelo sulla pista. Si era del resto detto che le decisioni sarebbero venute dai particolari e dalle minuzie, non dalla prevalenza nel controllo del disco e nemmeno dalla preponderanza nei tiri (32 contro 23, volendosi restare alla statistica); puntualmente così è stato. Avrebbe meritato di più il Davos? Forse che sì, forse che no. Certo che il coraggio e l’ardimento, ai grigionesi, non sono mancati, sulla spinta di Klas Dahlbeck autore dell’1-2 (16.35) e suggeritore per Filip Zadina nella circostanza del 2-2 (48.10, in superiorità numerica); di suo, il FriborgoGottéron aveva capitalizzato un doppio vantaggio in avvio (2.55, Henrik Borgström a cinque-contro-quattro; 13,42, Jamiro Reber), nella consapevolezza del fatto che nulla sarebbe stato da considerarsi cristallizzato anche se fosse venuto presto un terzo sigillo (era andata in tal modo già domenica, ricordate? Quattro minuti e 36 secondi da sballo, fra l’11.08 ed il 15.44, con le firme di Marcus Sörensen, Lucas Wallmark e Jan Dorthe, e poi a vincere erano stati i tavatiani.
Tocco nostrano: primo titolo per Attilio Biasca, 23 anni freschi, ala-centro nato sì a Samedan, cresciuto sì nelle giovanili tra Zugo e Lucerna e ArgoviaStars, passato sì tra gli “iunior A” nordamericani (due stagioni e mezzo con gli Halifax Mooseheads in Canada) e poi con lo Zugo ed infine con il FriborgoGottéron, ma pur sempre figlio del Ticino per via di babbo Nicola di cui tutto sappiamo, sul ghiaccio e fuori dal ghiaccio. Anche a lui, anzi, a loro, i complimenti.

















































































