Home CRONACA “Test” Covid-19, 10 negativi erano positivi (e viceversa). Colpa di chi?

“Test” Covid-19, 10 negativi erano positivi (e viceversa). Colpa di chi?

O negligenza, o idiozia: non scusabile l’una, non scusabile l’altra, e con totale sincerità ci si augura che il o la colpevole sia posto o posta, da ora in poi, in condizione di non nuocere, previo accompagnamento alla porta con lettera di licenziamento e caldo invito ad occuparsi d’altro, o meglio ancora a non occuparsi più di nulla. Inammissibile, semplicemente inammissibile l’errore – così esso viene classificato dal portavoce del Dipartimento cantonale sanità-socialità – in séguito al quale ben 20 persone hanno ricevuto esiti sbagliati, vale a dire diametralmente opposti all’effetfiva risultanza, dopo essersi sottoposte al “test Pcr” per il Covid-19; fatti occorsi in Ticino, località non resa nota, lunedì 2 novembre, o almeno questo viene riferito. Per capirci, e per comprendere la gravità dell’episodio che si spera rimanga isolato ed a monito, si sappia che 10 soggetti effettivamente negativi si sono sentiti dire che il contagio li aveva raggiunti e colpiti, e si sappia anche che altri 10 soggetti effettivamente positivi, pur manifestando magari sintomi anche consistenti, hanno avuto responso negativo. Lo “sbaglio”, foriero di una serie di conseguenze facilmente intuibili, sarebbe occorso all’interno di un laboratorio di analisi durante la fase di registrazione dei dati. Di fatto, 20 volte. Non solo, nessuno si è posto un dubbio prima di procedere alla comunicazione, che si suppone sia stata individuale e quindi reiterata nel tempo.

Come l’incidente sia stato rilevato “ex post”, non si sa. Consta invece che dall’Ufficio del medico cantonale sia stato preso contatto diretto con tutte e 20 le persone interessate, e si immaginano le reazioni, e si comprende l’incredulità dal falsamente positivo che scopre di essere negativo, e si teme anche la reazione (legittima: mettetevi nei panni) di chi fosse ormai convinto di averla sfangata pur avvertendo qualche sintomo, ma si sa, potrebb’essere anche semplice prodromo d’un’influenza di stagione. Da delirio il passaggio successivo: gli operatori del servizio di tracciamento contatti, sulla scorta della documentazione in precedenza raccolta e contestualmente consultata, si sono dovuti dedicare all’opera di informazione a tutti i contatti “stretti” delle persone a suo tempo indicate come positive ma che erano negative, in modo da dir loro che possono interrompere la quarantena cui essi erano stati sottoposti da un momento all’altro, e chissà se sarà bastato uno “Scusateci per l’incomodo arrecatovi”, e chissà se qualcuno dei quarantenati senza motivo avrà reagito come si conviene. Peggio: sempre dall’Ufficio del medico cantonale è nel frattempo partita la ricostruzione dei contatti stretti avuti dalle persone ad un tempo dichiarate negative e che per contro si sono ritrovate ad essere contagiate, e questo al fine di far collocare in quarantena tale gruppo di soggetti.

Una figuraccia, certo, che l’istituzione delegata si sarebbe potuta risparmiare. E che, soprattutto, avrebbe dovuto evitare a quanti inopinatamente si sono trovati coinvolti in un’esperienza da allucinazione