Home CRONACA Rogo del San Gottardo, 20 anni dopo il dolore resta immutato

Rogo del San Gottardo, 20 anni dopo il dolore resta immutato

Commemorazione senza eccessi enfatici, e dunque come si conviene laddove prima di tutto viene ricordata la morte di 11 persone il cui destino si compì in luogo a loro normalmente estraneo, ieri ad Airolo in coincidenza con i 20 anni dal rogo nella galleria autostradale del San Gottardo: un mercoledì, quel 24 ottobre 2001, ore 9.39, quando a distanza di 1’100 metri circa dal portale sud vennero a collisione frontale due autoarticolati. Quattro minuti dopo l’impatto, a fiamme già visibili, l’esplosione, la distruzione, una cortina di fumo nero in rapido avanzamento sino allo sbocco e poi via via a ricadere su gran parte dell’abitato; nel mezzo, Pompieri, addetti alla manutenzione, medici, infermieri e volontari a fare l’impossibile secondo quanto l’impossibile era stato considerato nei protocolli.

La responsabilità dell’incidente, nel quadro dell’inchiesta che venne coordinata dal procuratore pubblico Antonio Perugini, fu individuata in un camionista turco, Seyfi Aslan Ufacik all’anagrafe, che era ubriaco al volante di un mezzo immatricolato in Belgio e che nemmeno si sarebbe accorto di trovarsi sulla corsia di marcia opposta; dall’inchiesta emerse che l’uomo aveva guidato per un paio di ore dalla dogana di Chiasso-Brogeda, poi si era fermato all’area di sosta dirimpetto all’abitato di Personico per effettuare alcune telefonate, e tre quarti d’ora circa prima dell’incidente si era rimesso in viaggio. Dentro il “tunnel”, un breve tratto con sbandamenti e correzioni casuali della guida, l’urto contro il cordolo alla destra a velocità ormai ridotta, lo strappo di un cartello segnaletico, infine il botto contro l’altro vettore il cui conducente, Bruno Saba, tentò una disperata manovra di elusione, ed appena dopo lo schianto balzò fuori dalla cabina della motrice e ripercorse a piedi un lungo tratto della galleria per spingere gli altri conducenti ed i loro passeggeri a mettersi in salvo. Oltre all’autista turco persero la vita nove uomini (Antonino Angilotti, Marcel Burg, Rosario Caggiano, Albert Minck, Hakki Oezkaya, Cesar Milciades Prieto, Jens Sander, Olaf Schuster ed Hans-Ulrich Schwarz) ed una donna (Elke Angilotti); sulle prime si diffusero voci circa la presenza di un numero di vittime almeno doppio e, soprattutto sulla stampa estera, di decine e decine di dispersi.

Fatti noti, fatti che restano incisi nella memoria, fatti tuttavia da riepilogarsi a beneficio di quanti nemmeno hanno idea dell’entità del dramma (per inciso, il “tunnel” rimase impraticabile a lungo). Ad Airolo hanno parlato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento cantonale istituzioni, e Mauro Chinotti, che al tempo era sindaco del Comune oltre che viceresponsabile del Centro di manutenzione della galleria, ed Oscar Wolfisberger, odierno sindaco; insieme con una preghiera formulata da don Elizalde Demdam, parroco, il cordoglio di una cinquantina di presenti e di migliaia che dalla tragedia furono scossi. Realtà dice che quel dolore non è scomparso, forse cristallizzandosi e forse assumendo la natura di monito; ed è bene così.

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