Home POLITICA Plr, il ballottaggio dice Sopraceneri: Alessandro Speziali alla presidenza

Plr, il ballottaggio dice Sopraceneri: Alessandro Speziali alla presidenza

Dopo Bixio Caprara bellinzonese con saldo appoggio nel Locarnese per via del ruolo da direttore ai terreni delle ex-“Cure” di Tenero-Contra, un locarnese a tutto tondo. Spetterà ad Alessandro Speziali, 37enne locarnese attediato in quel di Minusio con moglie Stefania e figliolanza nei nomi di Paride e di Elia, bilingue dalla nascita per via della mamma germanica e proveniente da un “master” in scienze politiche all’Uni Losanna quale chiave di formazione accademica, il compito di trainare il Plr ticinese dal frammentario presente all’incerto futuro, sogno ultimo la riconquista della maggioranza relativa in Consiglio di Stato sempre che si trovi non diciamo uno statista, ma almeno uno equivalente a Christian Vitta odierno titolare di finanze-economia a Palazzo delle Orsoline.

Teorico del concetto di politica come “territorio, temi, problemi e soluzioni”, solido lettore con preferenze autorali che farebbero la felicità tra udicini e leghisti, Alessandro Speziali si è imposto al ballottaggio sul luganese Emilio Martinenghi, 375 schede contro 306, margine piuttosto significativo pur considerandosi il fatto che già al primo turno, quando tre erano i candidati rimasti in lizza, il vantaggio sul secondo – cioè lo stesso Emilio Martinenghi – constava in 20 voti secchi sul totale di 734 schede espresse (di cui una sola bianca), vale a dire 259 contro 239 a fronte della necessaria maggioranza assoluta a quota 367. Fuori dallo spareggio, invece, la “momò” Natalia Ferrara, fermatasi a 234 voti nel primo turno e che, almeno a rigore del chiacchiericcio pubblicistico ben “orientato” alla vigilia, sembrava godere di ampio consenso. Ma ben si sa che le assemblee di partito, laddove abbiano luogo (in questo caso, nella forma virtuale: un vero e proprio esperimento di “e-congress” con intoppi tecnici sufficienti per suscitare ironie tra i commentatori da “web”…), somigliano sempre di più ai conclavi: guai allora a meravigliarsi se chi entra da papa esce con la cotta da parroco di campagna.